Margaret Atwood: «Stiamo lasciando che siano gli uomini a decidere del corpo delle donne»

di Gaia Mellone | 13/09/2019

Margaret Atwood: «Stiamo lasciando che siano gli uomini a decidere del corpo delle donne»
  • Margaret Atwood ha pubblicato "The Testaments", l'attesissimo sequel di "The Handmaid's Tale"

  • La scrittrice diventata negli anni un punto di riferimento per le femministe

  • Critica sulle politiche abortiste che si diffondono negli Usa.:«Gli uomini decidono del nostro corpo»

The Handmaid’s Tale è diventato un punto di riferimento per le femministe contemporanee. Il futuro distopico immaginato da Margaret Atwood nel 1985 ha vissuto una nuova ondata di popolarità grazie alla serie omonima prodotta da Hbo. Ecco allora che quel mondo in cui il corpo delle donne viene violato, usato e abusato a compiacimento delle classi più forti e patriarcali, ha assunto un nuovo valore, immerso nella realtà contemporanea. L’abito rosso con il copricapo bianco è stato utilizzato da donne in tutto il mondo per combattere le proprie battaglie: venne scelto anche dalle attiviste di “Non una di meno” quando Verona venne proclamata “città a favore della vita”. La scrittrice canadese è ora tornata nelle librerie con l’attesissimo seguito, “The testaments” già finalista al Booker Prize 2019, e ha colto l’occasione per criticare fortemente le politiche anti aborto adottate negli Usa.

Margaret Atwood: «Stiamo lasciando che siano gli uomini a decidere del corpo delle donne»

«Stiamo affidando a delle persone che non sono donne l’incarico di occuparsi del corpo delle donne»: la condanna di Margaret Atwood verso le politiche anti aborto dilaganti negli Uaa è decisa, e non lascia scampo. «Pertanto, se tutto fosse leale ed equo e se il governo fosse davvero governato dai consensi dei governati, solo le donne potenzialmente incinte dovrebbero essere capaci di votare su queste materie» ha aggiunto la scrittrice e attivista durante la presentazione a Londra di “The Testaments”, l’attesissimo seguito de “Il racconto dell’ancella”. entrambi narrano di un mondo che, spera anche Atwood resti solo uno scenario da romanzo distopico e non si trasformi in realtà. La nostra società non indossa certo le uniformi come nella storia creata dalla scrittrice quasi 80enne ma «la gente che gestisce le cose in queste società pensa che sia un enorme miglioramento in confronto a quello che facevano prima, perché sono in una buona posizione». Atwood ha aggiunto che la società degli Stati Uniti «che pretende di valorizzare la libertà individuale» dovrebbe riflettere sul fatto che «questa libertà non si estende alle donne». La lotta contro le leggi anti-aborto approvate in Alabama, Missouri e Louisiana hanno scatenato forti proteste sia da parte dei cittadini che di diverse aziende, che hanno anche minacciato o annunciato di ritirare i loro lavori su territorio. Negli Stati Uniti infatti l’aborto è legale non perché protetto da una legge ad hoc, ma perché legittimato da una sentenza (Roe vs Wade). Questo significa che non c’è una regola comune a tutti gli Stati. Proprio come a Gilead.

 

 

(Credits immagine di copertina: Facebook Margaret Atwood)