La corte spietata di LinkedIn a creator e a freelancer

Sono, con ogni probabilità, gli effetti della pandemia su una fetta del mercato del lavoro decisamente ampia

22/02/2021 di Gianmichele Laino

Sono gli effetti della pandemia sul mercato del lavoro. E questa volta non stiamo parlando di blocco dei licenziamenti o di smartworking. Stiamo analizzando, infatti, una nuova frontiera dei mestieri che, così come è avvenuto nel momento di massima tensione legato alla pandemia di coronavirus (ovvero il lockdown, non solo in Italia, ma anche in altri Paesi del mondo), si svilupperà in futuro. O meglio è quello a cui crede LinkedIn. Il servizio che mette in collegamento chi cerca e offre lavoro – e che è stato acquistato da Microsoft nel 2016 – sta cercando nuovi sbocchi vitali per dare linfa al suo business.

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LinkedIn prova a reinventarsi e fa la corte a creator e freelancer

Ci sono diversi indizi che stanno portando in questa direzione. Qualche settimana fa, il vicepresidente di LinkedIn News Daniel Roth ha rivolto un invito a tutti i creator, annunciando la ricerca di una figura che potesse aiutare a «costruire un team globale che supporti i creators di tutto il mondo, consentendo loro di avere un impatto ancora maggiore e una migliore esperienza sulla piattaforma». La fenomenologia del creator è stata un riflesso della pandemia. Non è un caso che delle piattaforme che aiutano la loro promozione (e che, in alcuni casi, offrono loro anche una sorta di sostentamento economico, più o meno ampio a seconda del pubblico che riescono a raggiungere: si veda il caso di Patreon) siano tutte in forte crescita.

Possibile, quindi, che anche LinkedIn stia cercando di andare in questa direzione, con un occhio al mercato dei creators e l’altro a quello – più in generale – dei freelance. In quest’ottica va letta l’indiscrezione a proposito del lancio di Marketplaces, una nuova piattaforma che LinkedIn starebbe preparando per il mese di settembre. Attualmente, il mercato delle offerte di lavoro per questa particolare categoria è appannaggio di società – che sono anche quotate in borsa – come Upwork o Fiverr. Ma adesso, LinkedIn potrebbe fare il grande passo e sfruttare la sua potenza di fuoco sul mercato per cercare di monopolizzare il settore.

Anche i freelance sono aumentati dopo la pandemia di coronavirus, riflesso inevitabile di un periodo in cui il lavoro dipendente è stato decisamente frenato dalla possibilità delle aziende di assumere nuove figure per un tempo relativamente lungo. Inoltre, il fatto di poter lavorare da remoto attraverso strumenti che sono stati decisamente sdoganati in un’epoca in cui smartworking è diventata – nel bene o nel male – una parola chiave ha incentivato ancor di più l’offerta di freelancer nel mercato del lavoro.

La nuova piattaforma di LinkedIn – sempre secondo alcune indiscrezioni – potrebbe prevedere addirittura un digital wallet, una portafoglio elettronico con il quale gratificare ulteriormente creator e freelancer o accedere a servizi specializzati che sempre LinkedIn Marketplaces metterà a disposizione. Potrebbe, dunque, cambiare a breve il modo di cercare lavoro online. L’ennesimo cambio di pelle di LinkedIn che, già in quest’ultimo periodo, è diventato sempre più una vetrina (in stile social network tradizionale, per intenderci) per i suoi 740 milioni di utenti.

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