Come volevasi dimostrare, la Lega (che prima aveva detto sì al processo di Salvini) ora voterà no sulla Gregoretti

di Ilaria Roncone | 09/02/2020

salvini
  • Mercoledì in Senato si voterà per mandare Matteo Salvini a processo per il caso Gregoretti

  • La Lega, come volevasi dimostrare, voterà no

  • Secondo i legali dire sì sarebbe un'implicita ammissione di colpa

Prima sì, poi no, poi di nuovo sì e poi ancora no. Sembra quasi un gioco di corteggiamento ma è solo l’atteggiamento che la Lega assume nei confronti del voto a favore o contro il processo a Matteo Salvini per il caso Gregoretti. La questione approderà in Senato mercoledì: mandarlo a processo oppure no? Partiamo dal presupposto che la maggioranza formata da 5 Stelle, Pd, Leu e Italia Viva ha già i numeri per mandare a processo il leader della Lega. Il partito di Salvini è stato ballerino in questo senso, entrando a far parte delle strategie elettorali del proprio capo e non assumendo una posizione chiara. Ciò che la Lega farà mercoledì, però, assume sempre maggiore consistenza e – chi se lo sarebbe mai aspettato – l’intenzione è quella di votare no al processo a Salvini per il caso Gregoretti.

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Se la Lega vota sì può essere un’implicita ammissione di colpa

A cosa si deve questo improvviso cambio di direzione? Al fatto che il voto a favore o contro si fa ormai concreto e la strategia legale che ha senso tenere non ha molto a che vedere con la propaganda politica del Capitano. I consiglieri più vicini a Salvini hanno messo in evidenza come il via libera al processo dato dal partito del possibile imputato potrebbe essere interpretato, in sede di processo, come un’ammissione implicita della colpa. Le opzioni in aula, in questo senso, sarebbero due: astenersi o, in alternativa, abbandonare senza partecipare al voto. E Salvini? Il Capitano continua a dirsi pronto ad andare a processo, ribadendo che non ha alcunché da temere.

Quale sarà la tattica della difesa di Salvini?

La tattica difensiva per Salvini, come si evince dai suoi canali social, si baserà sul fatto che non ha senso che, allora titolare del Viminale, il leader della Lega volesse salvare delle persone per poi sequestrarle per soli scopi politici. Secondo i legali del leader della Lega non si può parlare di sequestro – l’accusa del Tribunale dei ministri di Catania a Salvini – poiché « le persone a bordo erano al sicuro e protette. La discesa a terra era rallentata semplicemente dalle trattative per la redistribuzione e per la doverosa verifica delle persone a bordo: è evidente l’interesse nazionale». A favore della causa la difesa di Salvini proporrebbe anche la segnalazione del governo tedesco in merito al fatto che sulla Gregoretti ci fossero soggetti capaci di mettere a repentaglio la sicurezza nazionale. Altra carta che sicuramente verrebbe giocata da Salvini in sede di processo è far notare che tutto il governo, all’epoca, era d’accordo con questa procedura poiché tutti erano a conoscenza di quanto stava accadendo e nessuno si è detto apertamente contro.