Vi spiego il caso Iconize | di IL SIGNOR DISTRUGGERE

Il punto di vista sulla polemica di questi giorni su quanto accaduto all'influencer di Milano

di Il Signor Distruggere | 15/10/2020

Iconize

In questi giorni sia su Instagram che su Twitter si sta parlando molto dello scandalo “Iconize”. Iconize è il nome d’arte usato da un influencer di Milano, molto seguito su IG, che si chiama in realtà Marco Ferrero e che è molto amico di tutta una serie di personaggi noti della tv e del mondo dello spettacolo in generale. A maggio di quest’anno ha pubblicato su Instagram un video con il viso pesto dove denunciava un’aggressione omofoba che sostenne di aver subito per strada nel quartiere Porta Romana di Milano. La reazione dei social fu tempestiva e Marco ottenne solidarietà da tutti, addirittura dal Partito Democratico e dal sindaco di Milano Giuseppe Sala. Questo evento gli fece ottenere, nei due mesi successivi, un incremento, stando a Ninjalitics, di circa 50.000 followers su Instagram e una serie di ospitate televisive, tra cui quella da Barbara D’Urso.

Il caso Iconize

Qualche settimana fa, però, al Grande Fratello qualcuno rivela che quell’aggressione non era mai avvenuta e che lui aveva finto tutto per farsi pubblicità. Intervistata dalla D’Urso, Soleil Sorge, una delle amiche del ragazzo in questione, rivela che Iconize si sarebbe colpito da solo con un surgelato, per poi inscenare il pestaggio. Ferrero prima nega, poi, quando la D’Urso afferma di aver letto dei suoi messaggi inequivocabili sul telefono di questa sua amica, confessa di essersi inventato l’aggressione, sostenendo però che non sarebbe vera la storia del surgelato, ma che solo lui sa come sono andate le cose veramente. Si è limitato a dire, in un video di scuse pubbliche, che in quel periodo non stava psicologicamente bene e che era vittima di autolesionismo. Dopo aver perso 10.000 followers e dopo essere stato per giorni il protagonista di un enorme shit-storm, decide di prendersi una pausa dai social e disattiva il suo profilo Instagram.

L’opinione sul caso Iconize

Completato questo riassunto voglio dirvi alcune verità, visto che io ho avuto modo di conoscere Marco Ferrero e siamo usciti insieme qualche volta, in compagnia di altri amici, per cene o eventi.

La D’Urso in tv ha detto che lui non sarebbe andato in trasmissione, perché costretto dal suo agente che lo aveva “minacciato” a causa di un contratto firmato. Allora: Marco Ferrero non ha un agente, ma ne ha due. Sono due ragazze tranquillissime che sono state anche le mie agenti e posso mettere la mano sul fuoco, senza neanche la necessità di consultarle, che non solo non avevano idea di tutta questa storia, ma che mai lo avrebbero ricattato con il contratto. Posso arrivare ad accettare che magari potrebbero avergli sconsigliato di partecipare alla trasmissione, ma certamente non mettendoci un veto. Con loro poi non ha un rapporto prettamente lavorativo, ma proprio di profonda amicizia, ed è per questo che la loro agenzia non ha redatto alcun comunicato per dissociarsi da lui o per informare i partner commerciali di aver interrotto i rapporti. Cosa che invece hanno fatto con altri personaggi per cose mediaticamente meno rilevanti, appunto perché a Marco vogliono bene veramente.

Seconda cosa: io a maggio non gli manifestai solidarietà per l’aggressione, perché già allora non ci ho creduto a causa di un pregresso che mi confidò e che non è il tema di oggi. Mi limitai quindi a non entrare nella faccenda.

Perché Iconize ha sbagliato

Lui ha sbagliato per tutta una serie di ovvie ragioni, in particolare in questo periodo, visto che da mesi è in discussione in Parlamento la legge contro l’omotransfobia e ora questa sua faccenda potrebbe essere usata per insinuare sempre il dubbio che dietro a certe violenze ci sia in realtà gente desiderosa di mettersi in mostra. Io credo che lui abbia capito l’errore commesso, errore che anche in termini economici ora gli costerà parecchio. Passeranno mesi, se non addirittura anni, prima che un’azienda abbia tutta questa voglia di associare il proprio nome a lui e quelle più importanti, sempre meticolose con la comunità LGBT, non ci passeranno sopra mai.

Io da amico, senza cattiveria o ironia, gli consiglio davvero di staccare e prendersi una pausa e di chiedere aiuto, non solo agli amici che ha intorno (può chiamare anche me in qualunque momento), ma anche a uno psicologo: non soltanto per aver inscenato l’aggressione o per l’autolesionismo, ma anche per i postumi dello shitstorm. Gli shitstorm sono pesanti da subire: se non li si vive, sono difficili da spiegare. Ricevere ogni giorno centinaia o migliaia di insulti, minacce di morte, atti di bullismo, da perfetti estranei, non è una cosa facile neanche per chi ha le spalle larghe. È semplice dire “se l’è meritato”, semplicissimo: ma se mai una persona non riuscisse a reggere e dovesse lanciarsi da un balcone, poi la colpa su chi ricadrebbe? La punizione migliore se l’è data da solo con le sue azioni, ma se proprio vi andasse di far parte di essa, smettete di seguirlo e non interagite più con lui, questo ha più senso di cinque minuti di sfogo via messaggio privato nei confronti di quello che, di fatto, è uno sconosciuto che ha fatto una cazzata.

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