«I can’t breathe», quel grido di dolore che doveva cambiare il mondo (ma nulla è cambiato)

di Enzo Boldi | 27/05/2020

George Floyd
  • Il caso di George Floyd a Minneapolis e quella eco devastante con le stesse parole usate da Eric Garner

  • Accade una violenza simile nel 2014 a New York

  • Stesse modalità e stesso esito: la morte

Due storie diverse, uno stesso triste e doloroso epilogo. A sei anni di distanza torna a riecheggiare per le strade statunitensi quel devastante grido: «I can’t breathe». Sono queste le ultime parole di George Floyd, mentre un agente di polizia di Minneapolis gli preme le sue ginocchia sul collo, schiacciando il suo volto sull’asfalto fino a morire soffocato. Una scena impressionante che ha fatto il giro del mondo e, purtroppo, ha tantissime similitudini con quel che accadde nel luglio del 2014 a Eric Garner a New York.

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Anche in quel caso, le ultime parole pronunciate dal cittadino afro-americano furono «I can’t breathe». Non riesco a respirare. Anche lui, come George Floyd, era stato immobilizzato a terra da un agente che mise tutto il peso del suo corpo sul collo dell’uomo, portandolo alla morte. Queste le crude immagini che uniscono i fatti accaduti a Minneapolis ieri a quelli successi a New York nel luglio del 2014.

George Floyd ucciso come Eric Garner

Sei anni dopo, quando quel «I can’t breathe» doveva riecheggiare nelle menti di tutti affinché un qualcosa di simile non si ripetesse, ecco che quelle immagini tornano d’attualità e quel grido di dolore torna a essere una eco dell’ennesima pagina di cronaca americana. All’epoca il mondo dello sport si fece megafono di questa campagna contro le violenze da parte delle forze dell’ordine che – la storia, purtroppo, dice questo – si scagliavano spesso e volentieri contro i neri attraverso manovre proibite che, come nel caso di Garner, portano alla morte. E oggi la star Nba LeBron James torna a ricordarlo.

 

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Do you understand NOW!!??!!?? Or is it still blurred to you?? ‍♂️ #StayWoke

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Una lezione mai imparata

«I can’t breathe», quel grido ripetuto fino all’ultima molecola d’ossigeno nei polmoni di Erica Garner. «I can’t breathe», quel grido ripetuto fino all’ultima molecola d’ossigeno nei polmoni di George Floyd. Sei anni dopo, la stessa storia. Come se la storia non avesse insegnato nulla a nessuno.