Gennaro Sangiuliano e il suo Tg2 “sovranista”: «Io e Freccero contestatori del sistema»

Gaia Mellone 21 Gen 2019
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«Chi mi paragona al Curzi di TeleKabul mi fa un complimento». Gennaro Sangiuliano non si scompone dopo le polemiche rivolte al suo Tg2, ribattezzato “TeleVisegrad” e accusato di essere troppo sovranista. Anzi, lo difende con orgoglio, e gli ascolti sembrano dargli ragione.

Gennaro Sangiuliano: «Il mio Tg2 di successo grazie ai contenuti»

Gennaro Sangiuliano è diventato direttore del telegiornale del second0 canale Rai da ottobre, e i risultati già si vedono: il Tg2 è quello più premiato dagli ascolti. Tutto grazie alle «inchieste, esteri cultura» spiega Sangiuliano nell’intervista a Libero, «se vuoi essere credibile e attirare il pubblico devi alzare il livello dell’informazione ma stare attento a mantenere i toni popolari». Forse, troppo popolari. Le accuse mosse contro di lui sono di fare un telegiornale troppo di destra e sovranista. «Per me essere paragonato a Curzi è un complimento, chi lo fa pensando di offendermi prende una topica. Telekabul mi piaceva e Sandro era un giornalista di valore» risponde. Del resto «Curzi fu il primo a sdoganare una certa destra e Sare voce alla Lega nei tg Rai» continua il direttore del Tg2, «era ideologico e senza preclusioni […] era aperto e aveva una grande curiosità. Mi piacerebbe essere ricordato come il Curzi di Visegrad. A mio modo applico la sua lezione: il Tg2 è stato l’unico a mandare un inviato ad Atene al congresso due Partiti Comunisti». In piazza, Sangiuliano rivendica «di essere tra i primi ad aver intuito l’importanza del movimento dei gilet gialli» che, sebbene la connotazione violenta che comunque è sempre da condannare, «sono l’effetto del declino dell’occidente».

Ma quale sovranismo, è il cambio «del modello pedagogico Rai»

Gennaro Sangiuliano spiega che la sua «storia politica» non è necessariamente rispecchiata nella sua redazione, ma in questo momento storico gli è d’aiuto: «Sono agevolato dal contesto: le categorie politiche destra-sinistra non sono più ingessate come un tempo. Tanti giornalisti su temi come la globalizzazione o il sociale la pensano come me anche se vengono dal fronte opposto. Se uno è davvero di sinistra, non può stare con Jeff Bezos, lo stramiliardario fondatore di Amazon che fa il liberal e il progressista finanziano Hillary Clinton ma mette il braccialetto elettronico al polso dei dipendenti». Insomma, ridurre il telegiornale alla connotazione “sovranista” è una semplificazione secondo il suo direttore: «Voglio solo dare al telespettatore dati oggettivi e strumenti conoscitivi per formarsi liberamente i propri convincimento.Non esistono verità assolute». E su Visegrad aggiunge: «mi incuriosisce la concezione di un’Europa delle nazioni dove vige uno spirito autenticamente europeo ma nel rispetto delle peculiarità dei popoli». Un modello che Sangiuliano contrappone a quello della Rai del passato che aveva un «approccio pedagogico». «Le élite avevano elaborato un modello di pensiero e società, con un preciso ruolo dell’Italia nel mondo come pezzo del grande ingranaggio globale teso ad annullare ogni identità e senso di appartenenza al nostro Paese» continua nell’intervista a Libero, di cui è stato vicedirettore fino all’estate 2003, «Con il ditino alzato, volevano calare sulla società il proprio modello, vantando una superiorità didattica tutta da verificare».

«Io, Freccero e l’aria nuova che si respira alla Rai»

Il cambio del Tg2 è frutto anche di un feeling con Carlo Freccero: «siamo due innovatori e contestatori del sistema» continua Gennaro, definendo il loro «un sincero feeling intellettuale. Ci scriviamo sms che partono immancabilmente con “ciao fratello” e passiamo pre a parlare di Pirandello, Dostoevskij…». Il risultato è che ora in Rai «si respira aria nuova, c’è una nuova linfa vitale e ci saranno molte occasioni per tutti». Via libera allora anche al recupero della striscia informativa di metà mattina, «finestra su quello che accade nel mondo e in Italia» e non necessariamente legata solo alle elezioni europee. Ma spiegare agli italiani l’appuntamento di maggio è importantissimo, continua Sangiuliano. «Sia in Italia che in Europa può segnare definitivamente la fuoriuscita dallo schema destra-sinistra che si è formato nell’Ottocento e consolidato nel secolo scorso e sostituirlo con la contrapposizione tra vecchie élite e nuove forze». Riflesso televisivo del governo del cambiamento? non per forza, la campagna elettorale e i «pizzicotti» tra Lega e 5stelle sono il riflesso di «uno stato di perenne transizione, il quadro non si è mai più cristallizzato dopo il crollo della Democrazia Cristiana». E per le critiche, aggiunge Gennaro, c’è sempre tempo. «Io sono qui bello e tranquillo a Saxa Rubra a lavorare dodici ore al giorno senza chiedere niente a nessuno» dice «ma quando esci dal binario del politically correct arrivano i guardiani del sistema dominante e fanno di te un caso».

(credits immagine di copertina: ANSA/ ETTORE FERRARI)