Ex Ilva, il piano B di Renzi è naufragato: la Jindal si sfila

di Redazione | 08/11/2019

ex Ilva

Oggi l’ex Ilva è ferma, con tutti gli operai degli stabilimenti che hanno incrociato le braccia in segno di protesta nei confronti di quello che sta accadendo tra i vertici di ArcelorMittal e il governo italiano, con il gruppo imprenditoriale che intende non proseguire con il contratto di gestione degli impianti delle acciaierie. Ma la notizia del giorno, che accompagna quella del grande sciopero, è un’altra: la Jindal, il gruppo indiano che si era piazzato secondo nella gara che il governo due anni fa aveva avviato per salvare l’azienda che un tempo era di proprietà della famiglia Riva, si è sfilata da qualsiasi ipotesi di salvataggio.

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Ex Ilva, nessun piano B: Jindal si sfila

Un piano B che era stato avanzato da Matteo Renzi e da Italia Viva: nei giorni scorsi, il leader del neonato partito aveva fatto intendere che ci fosse la possibilità di riprendere a discutere con gli imprenditori indiani per un clamoroso paracadute su Ilva. Invece, oggi, il gruppo ha fatto sapere, attraverso i suoi canali social, di non essere assolutamente a disposizione del governo italiano che, al momento quindi, come interlocutore principale ha soltanto ArcelorMittal.

Luigi Di Maio commenta il comunicato di Jindal sull’ex Ilva

«Smentiamo con forza – si legge in un tweet postato dal gruppo – le indiscrezioni secondo Jindal Steel & Power potrebbe rinnovare il suo interesse per l’acciaieria di Taranto». Nulla da fare, dunque. Il treno è passato due anni fa e non può incrociare nuovamente la strada del colosso indiano. Prende atto di questo aspetto anche Luigi Di Maio, che non perde occasione per lanciare una frecciatina al suo alleato scomodo di governo, quel Matteo Renzi che non ha esitato a criticarlo per la maniera con cui ha condotto i rapporti con ArcelorMittal quando era ministro per lo Sviluppo Economico: «La vecchia cordata non esiste più e dobbiamo obbligare ArcelorMittal a restare a Taranto» – ha detto Di Maio.

Anche se le basi su cui si appoggia la eventuale trattativa di ArcelorMittal con il governo italiano non sembrano di certo essere accettabili: il gruppo vorrebbe licenziare circa la metà degli attuali lavoratori (5mila esuberi), pur di continuare a onorare il suo contratto. Ma un discorso di questo tipo va contro ogni logica.

FOTO: ANSA/LUCA ZENNARO

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