Corsa alle poltrone di Bruxelles, alla Ue piace Enrico Letta per il Consiglio, ma per il M5S è un’ipotesi insopportabile

di Gaia Mellone | 08/06/2019

enrico letta possibile candidato presidenza consiglio europeo
  • Comincia la corsa per aggiudicarsi le poltrone europee di prestigio

  • L'Italia fino ad oggi ne aveva tre di decisive: Bce, Europarlamento e Alto Rappresentante

  • La possibilità di avere Letta al Consiglio Ue, che piace all'Europa ma non al M5S

Il gioco delle poltrone ora si sposta a Bruxelles e Strasburgo. L’Italia fino ad oggi ha giocato con un ottimo posizionamento. Al nostro Paese erano assegnate tre poltrone fondamentali: la presidenza della Bce con Mario Draghi, la presidenza del Parlamento Europeo con Antonio Tajani e la carica di Alto Rappresentante UE con Federica Mogherini. Ora però bisogna trovare un nome nuovo, e la carica più probabile sembra quella della presidenza della Consiglio Ue, adesso ricoperta da Donald Tusk. Il nome che piace all’Europa è quello di Enrico Letta, ma il Movimento 5 Stelle non ne vuole sapere.

Corsa alle poltrone di Bruxelles, alla Ue piace Enrico Letta per il consiglio, ma per il M5S è un’ipotesi insopportabile

Sarebbe un sacrilegio mandare in posizione di spicco un nome del centro sinistra, di quel Pd tanto combattuto. Eppure, per accaparrarsi la poltrona della presidenza del Consiglio UE bisogna scegliere un ex premier: andando a ritroso, i nomi sono quelli di Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Enrico Letta e Mario Monti. Un incubo per il movimento 5 stelle che ha tentato di rilanciare candidandosi per succedere a Pierre Moscovici agli Affari economici: un paradosso per un paese che sta rischiando la procedura d’infrazione sul debito. La presidenza del Consiglio Ue è comunque soggetta ad elezione a maggioranza, e se l’Italia vuole aggiudicarsi una delle sedie che conta, dovrà per forza ingoiare il rospo. All’Europa, pare, piacerebbe rivedere Enrico Letta, l’ex premier apprezzato anche oltralpe proprio per i suoi toni concilianti e il modo di fare pacato. E se il governo non riuscirà a fare una scelta che sia di più largo respiro, rischierà di tornare a casa dopo il vertice del 20 giugno con un nulla di fatto.

(Credits immagine di copertina: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)