La storia di Enes Kanter fa capire perché i calciatori turchi stiano dalla parte di Erdogan

di Enzo Boldi | 15/10/2019

Enes Kanter
  • Il gigante apolide costretto ad allontanarsi dalla Turchia dopo aver criticato Erdogan

  • Per via delle sue parole, Enes Kanter ha perso tutto. Anche i suoi genitori

  • Aveva definito il presidente turco "l'Hitler del XXI secolo"

Nei giorni scorsi, cercando tra i pochissimi personaggi del mondo dello sport turco che si sono opposti al presidente Erdogan è stato fatto il nome dell’ex attaccante dell’Inter (ma anche di Torino e Parma) Hakan Sukur. L’ex calciatore, con un passato anche in politica, ha ribadito la sua posizione con u tweet nei giorni scorsi, riportando in auge la sua vicenda personale dopo i precedenti attacchi al capo di Stato turco. Ma le pagine di questo romanzo – che nel frattempo si arricchisce quotidianamente di vittime innocenti per colpa dell’offensiva in Siria – aggiungono un nuovo protagonista: il cestista Enes Kanter.

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Il 27enne è un giocatore di basket e dal 2011 gioca nella Nba. Da quest’anno veste i colori verdi dei Boston Celtics dopo aver indossato quelli dei Blazers, dei Knicks, dei Thunder e degli Utah Jazz. Vedendo la sua pagina Wikipedia – oltre al notare come non faccia più parte del giro della nazionale turca dal 2015 – spicca il primo paragrafo che riassume la sua vita con una sola parola: apolide. Il motivo? La Turchia gli ha revocato la cittadinanza dopo l’accusa di terrorismo e adesione a gruppi sovversivi nel 2017. La sua storia è stata riassunta dalla pagina Facebook ‘La Giornata Tipo’.

La storia dell’apolide Enes Kanter

Una vicenda che offre molti spunti di riflessione. Come accaduto ad Hakan Sukur, infatti, le critiche mosse a Erdogan non gli sono costate solamente la cittadinanza turca, ma molto di più. Da quel giorno, infatti, oltre alle minacce di morte, alle accuse di terrorismo e all’impossibilità di tornare in Turchia, Enes Kanter è stato anche disconosciuto dai genitori. Poi una valanga di altri episodi che mostrano un ostracismo illegittimo nei confronti di chi dissente dalla linea Erdogan.

Non è una giustificazione per i calciatori turchi

Una storia che mette un segnalibro nel romanzo delle polemiche degli ultimi giorni. Non si tratta di una giustificazione nei confronti di quei calciatori che, pedissequamente, proseguono nell’esultare a mo’ di militare in omaggio al presidente Erdogan in una situazione di tensione internazionale evidente. È verosimile, però, che le vicende che arrivano dal passato, come quella di Enes Kanter, spingano gli sportivi a non provare nemmeno a opporsi alla politica della Turchia. Ipotesi che, comunque, non cancelleranno quelle mani destre sulla fronte che rimarranno nella storia di chi poteva esporsi e mostrare umanità e, invece, ha deciso di far prevalere le proprie paure.

(foto di copertina: Prensa Internacional via ZUMA Wire + Mahmut Burak Burkuk – Depo/Depo Photos via ZUMA Wire)