Elezioni USA, quanto può influire il coronavirus per Trump e i democratici

di Thomas Cardinali | 28/02/2020

Oms contro Usa

Il Centro Studi Americani di Roma ha organizzato una splendida serata con un parterre d’eccezione per analizzare il prossimo super martedì in cui ci saranno importanti indicazioni sulla nomination democratica, che dovrà sfidare Donald Trump per le  prossime Elezioni USA. Sono stati tanti i relatori che sono intervenuti, ma il vero ospite è stato quello che accompagna quotidianamente i nostri giorni: il coronavirus potrebbe essere una variabile molto importante nei prossimi mesi secondo tutti gli intervenuti.

 

Centro studi americani elezioni usa
Centro studi americani elezioni usa

Il primo ad intervenire sulle Elezioni USA è stato Maurizio Caprara, editorialista del Corriere della Sera che ha spiegato: “Negli Stati Uniti c’è il duello elettorale, in Italia non c’è. Trump vuole e scegliersi l’avversario e vuole Sanders. Dato che non ci saranno le primarie repubblicane perche è Trump il candidato ci sono numerosi repubblicani che voteranno Sanders. Obama uno degli elementi che lo ha favorito è stata la crisi di Leman Brother, il coronavirus potrebbe essere una variabile importante e spingere il presidente verso un secondo mandato”.

La dottoressa Marina Lavella invece sì domanda se a novembre avremo ancora così forte la paura per il coronavirus, che anche secondo lei potrebbe essere importante per le Elezioni USA:  “La storia delle campagne americane è costellata di colpi bassi, in questa campagna si è dato risalto al coronavirus. Ho qualche dubbio che da qui a novembre gli effetti dell’epidemia si vedranno ancora. Se così non fosse ce la vedremo malissimo nel mondo e Trump sarà un problema secondario. I veri cigni neri delle elezioni possono essere davvero Sanders e nessuno può davvero escludere che una donna forte come Michelle Obama non faccia un importante ticket come vice presidente”.

La corrispondente di Sky Tg24 dagli Stati Uniti Giovanna Pancheri si esprime così su Elezioni USA e coronavirus: “La riconferma di Trump non è scontata, ad esempio un’epidemia di coronavirus potrebbe creare problemi. Lui ha creato 7 milioni di posti di lavori, Obama ne aveva creati più di 8 milioni. Ora c’è un rallentamento costante con lui alla casa bianca e il presidente ne è consapevole. Questo vuol dire che è un’economia che sta bene ma suscettibile. Alcuni degli Stati che hanno votato per Trump nel 2016 non hanno visto un aumento dell’occupazione, anzi il contrario come Pensilvania e Indiana. Il suo consenso cala nelle periferie e nelle aree rurali. Le elezioni si vincono lì, non a New York o in California. Loro dicono di non voler votare un socialista, in quel caso voterebbero ancora Trump ecco perché lui vuole Sanders come rivale.  Quest’anno sono cambiate le regole, i super delegati non potranno votare se qualcuno non avrà preso la nomination. Il 90 % dei super delegati è contrario alla nomination di Sanders”.

Monica Maggioni ad di Rai Com spiega come il coronavirus può essere un fattore decisivo: “Una settimana fa ho fatto un certo tipo di ragionamento e mi sono posta delle domande: Trump riuscirà a contenere l’effetto Sanders? Bloomberg e i suoi 340 milioni come influenzeranno la corsa alle nomination? Stasera  invece alle spalle di Giovanna Pancheri è passato un giornalista che ha parlato di coronavirus in chiavi diverse. Il coronavirus diventa importantissimo perché è un fatto di cambiamento oggi di cui nessuno può fare previsioni. Non sappiamo come andrà a casa nostra e non lo sanno neanche loro come potrà evolversi negli Stati Uniti. A San Francisco ci sono più cinesi che americani e tutti guardano all’Asia, quindi è chiaro che ci possono essere elementi che potrebbero cambiare tutto per la rielezione o meno di Trump. Magari sarà solo un raffreddore come dicono in tanti, ma potrebbe non essere così e cambiare completamente lo scenario. I discorsi più interessanti sono: Trump che chiude tutto e fa sentire l’America protetta e Bloomberg che tira fuori la sua affidabilità per le emergenze come già fatto a New York. Bernie Sanders all’epoca del coronavirus non lo sottovalutarei. Lui dice di sapere cosa prova la gente, perché in America la sanità è privata e non si hanno i soldi per ambulanze e tamponi. Lui non è così distante da Trump nel modo in cui intercetta il pubblico.  Oggi dobbiamo capire chi fa grande il voto per le Elezioni USA”.

Il giornalista Davide Marenzio sottolinea: “Oggi ancora di più se ci fosse uno scontro diretto tra Sanders e Trump vedremo un’analisi sul tema del popolismo. Se Sanders è un populista di sinistra, magari un Salvini evoluto nei modi, Trump è un classico populista repubblicano di destra. La prima domanda è scoprire se riuscissimo a tracciare un profilo di Sanders per capire come fa a colpire le corde vere dell’America più profonda. Trump è stato un leader sorprendente perché la sua America First è iniziata con un paese isolazionista, ora ha cambiato tutto. Confrontandosi con il mondo ha fatto l’atto simbolico che nessuno si sarebbe mai aspettato, quello di spostare l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Il congresso l’aveva votata da 20 anni, ma è Trump che ha compiuto questo gesto. Ora una sua altra vittoria che cosa significherà per l‘Europa? Da italiani ci deve interessare questo. Il coronavirus può essere decisivo perché la gente non ha i soldi per il tampone, può essere una variabile interessante”.