Dublino ha già rifiutato l’accordo di Boris Johnson sulla Brexit

di Gaia Mellone | 02/10/2019

Dublino ha già rifiutato l'accordo di Boris Johnson sulla Brexit
  • Il nuovo piano per Brexit proposto da Boris Johnson

  • L'intenzione è sostituire il backstop mantenendo l'Irlanda del Nord nell'area doganale della Gran Bretagna

  • Dublino ha già rifiutato la proposta

Il nuovo piano Brexit proposto da Boris Johnson non ha avuto nemmeno il tempo di essere discusso dall’Unione Europea che ha già ricevuto la bocciatura della ministra per gli Affari europei irlandesi Helen McEntee, che ha definito la proposta come «non accettabile per il governo irlandese, ma neanche per l’Ue».

Dublino ha già rifiutato l’accordo di Boris Johnson sulla Brexit

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Il uovo piano di Boris Johnson ha ricevuto il sostegno soltanto del Dup, il Partito Unionista Democratico nordirlandese che fa da ago della bilancia per la maggioranza Tory in parlamento. Bojo ha infatti avanzato la proposta di sostituire il tanto odiato backstop ottenuto da Theresa May, mantenendo l’Irlanda del Nord all’interno della stessa area doganale della Gran Bretagna e mantenendo anche le norme europee per un periodo di transizione. Con questa soluzione, che Boris Johnson ha difeso definendola «pragmatica» e sostenendo che rispetti gli accordi di pace del Venerdì santo, i controlli doganali tra Irlanda del Nord e Irlanda verrebbero sì ripristinati ma non al confine. Le merci in transito infatti verrebbero tracciate, i movimenti «notificati mediante dichiarazione» e i controlli effettuati in maniera decentralizzata mediante delle infrastrutture collocate in luoghi di carico-scarico o depositi.

La nuova sospensione del Parlamento britannico

Il nuovo piano che già non piace a Dublino verrà comunque discusso tra i 27 big, ma è assai difficile che faccia dei passi avanti. Per rinforzare la sua posizione, Boris Johnson però ha fatto trapelare di essere al lavoro per aggirare la legge anti no deal che lo obbliga a chiedere una proroga del divorzio nel caso in cui non si raggiunga alcun accordo su Brexit. Torna quindi l’ombra del “no deal”, ma anche quello della chiusura del Parlamento britannico. Il primo ministro inglese ha infatti dichiarato di essere intenzionato a chiedere un’ulteriore sospensione dei lavori parlamentari dall’8 al 14 ottobre. In questa maniera metterebbe nell’angolo Camera e Ue: sarebbe infatti impossibile ottenere un accordo diverso da quello da lui proposto per il 19 ottobre, salvo rinviare Brexit, la cui colpa ricadrebbe però , a livello di immagine, su Bruxelles.

(Credits immagine di copertina: Â© Ray Tang/ZUMA Wire)

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