I dati dei pazienti delle cliniche abortive degli Stati Uniti vengono venduti

Soprattutto nel clima che, attualmente, si respira negli Stati Uniti la questione dei dati pazienti cliniche abortive venduti apre un dibattito molto importante

05/05/2022 di Ilaria Roncone

Planned Parenthood è il nome collettivo che prendono le organizzazioni nazionali degli Stati Uniti che sono membri della International Planned Parenthood Federation. Nell’insieme, questi enti si battono a favore della legislazione abortista, promuovo l’educazione sessuale e l’accesso a determinati servizi medici contrastando la libertà di opinione di coscienza. La questione che è stata recentemente aperta a partire da un’indagine di Motherboard  è quella relativa ai dati pazienti cliniche abortive: è giusto o meno che vengano venduti, a scopo di ricerca? Nel contesto in cui c’è rischio che – ribaltando la sentenza del caso Roe vs Wade del 1973 – l’aborto sia criminalizzato a seconda delle decisioni dei singoli stati, il dibattito è particolarmente acceso.

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Dati pazienti cliniche abortive venduti a basso costo

160 dollari è quanto costano i dati acquistati da SafeGraph , società che si occupa di raccoglierli e che – dopo questa indagine – ha deciso di non venderli più. I problemi evidenziati rispetto a questa pratica sono intuibili: il clima che si respira in Usa (con un sito in Texas che già diversi mesi fa invitava a segnalare chi abortisce) potrebbe spingere le persone contro l’aborto ad attuare una sorveglianza e a molestare le persone che si recano nelle cliniche per abortire e coloro che lavorano per aiutarli.

I dati in questione sono relativi alla localizzazione delle cliniche scelte, alla provenienza dei gruppi di persone, al tempo trascorso nelle cliniche. che i gruppi anti aborto sfruttino le nuove tecnologie per il raggiungimento dei proprio scopi è noto, se si considera che già nel 2016 gli anti abortisti erano arrivato ha inviare pubblicità mirata contro l’aborto a donne che erano state in una clinica per abortire e delle quali erano riusciti a ottenere i dati.

SafeGraph dice che i dati non sono mai stati utilizzati per scopi negativi

Comunicando la scelta di smettere di vendere i dati, la società che si occupa di raccoglierli ha detto la sua: «Non abbiamo alcuna indicazione che questi dati siano mai stati usati per scopi negativi – ha affermato – Abbiamo avuto molti accademici che hanno usato questo tipo di dati per scopi davvero buoni». Dati venduti per ricerche accademiche, secondo SafeGraph, la cui mancanza «avrà un impatto su molti accademici che vogliono studiare questo argomento». La decisione di smettere di venderli, comunque, è stata valutata come «giusta visto il clima attuale». La legislazione degli Stati Uniti, attualmente, permette l’acquisizione e la vendita di questi dati.

Il problema è che, seppure le aziende come SafeGraph rendano ovviamente anonimi i dati che vendono, i ricercatori di cybersecurity hanno dimostrato che è possibile estrapolare i dati delle singole persone. Proprio come in Europa, quindi, anche negli Stati Uniti è imperativo supervisionare l’utilizzo e la protezione che queste grandi piattaforme riservano ai dati dei singoli, soprattutto in ambiti altamente delicati come un caso del genere.

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