Cinque regioni forniscono dati incompleti, partono le indagini delle procure

Le cinque regioni in questione avrebbero inviato dati incompleti e insufficienti per fare una classificazione non approssimativa

08/11/2020 di Ilaria Roncone

dati falsi terapie intensive

Sono cinque le regioni che, secondo il rapporto dell’Iss, hanno inviato una serie di dati incompleti e non sufficienti per un’analisi adeguata sulla base della quale assegnare il colore di classificazione. Parliamo di Campania, Liguria, Basilicata, Abruzzo e Veneto. In ogni regione sono partite le indagini delle procure per le eccessive oscillazioni dei dati dell’ultimo minuto forniti al governo per quanto riguarda la situazione delle terapie intensive. Sarebbero molte – troppe – le cose che non tornano rispetto all’occupazione dei posti in intensiva e alle testimonianze e denunce dei medici nei reparti in questione. Crisanti ha parlato di «alcune regioni che forniscono i dati tardi e male» mentre Crisanti ha accusato il metodo di classificazione del governo, poco trasparente e basato su un algoritmo «i cui pesi nessuno conosce».

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Dati incompleti terapie intensive dalle regioni

Si indaga quindi sui dati che potrebbero essere stati modificati per alterare la classificazione delle regioni sopra elencate in zona gialla, arancione o rossa a seconda del rischio. Il governo si sta muovendo con «una lente di ingrandimento»: la procura di Genova sta verificando già da alcune settimane – su delega di alcuni pubblici ministeri – l’utilizzo delle dotazioni inviate da Arcuri e la disponibilità di posti per i malati Covid. Toti ha affermato che non ci sarebbe «nulla da nascondere». Nel rapporto dell’Iss compaiono i nomi di altre regioni che avrebbero – in un modo o in un altro – fornito dati non precisi e inadeguati per fare una classificazione veritiera.

Il caso Campania

Il caso più emblematico e il problema principale è la Campania. Nel rapporto si parla di «ritardo di notifica dei dati che rende non pienamente affidabile il trend dei casi» e di «proiezioni di fabbisogno di posti letto non attendibili». La classificazione Campania zona gialla, quindi, sarebbe stata fatta basandosi su trend e numeri di posti letto negli ospedali; la Campania, in particolare, sarebbe passata da 925 posti a metà ottobre ai 1.608 di qualche giorno fa che oggi vengono notificati a 3.160. Anche per le terapia intensive i numeri forniti dalla regione sono cresciuti in un modo che sembrerebbe non rispecchiare il reale: 335 prima dall’emergenza, 590 imposti dal governo e 640 oggi. La Campania dice che si tratta di una «trasformazione» dei posti, ovvero non ce ne sarebbero di nuovi ma di riconvertiti. Che qualcosa non vada in generale, comunque, è evidente: «Ci sono regioni gialle con file ai pronto soccorso e rosse dove la situazione è più gestibile», ha detto una fonte di governo.

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