Cristiano De Andrè: «Salvini ama il Pescatore? Si è fermato all’ascolto di la la la la la la la la»

di Redazione | 18/06/2019

Cristiano De Andrè
  • Matteo Salvini ama De Andrè e la sua canzone Il Pescatore

  • Il figlio di Faber, Cristiano De Andrè, attacca il ministro dell'Interno

  • "Si è fermato a la la la la la la la la"

In principio fu Francesco Guccini a criticare Matteo Salvini, dicendo che, se era vero che il ministro dell’Interno aveva ascoltato le sue canzoni, è pur vero che Dante Alighieri viene letto da cani e porci. Poi, è stata la volta di Francesco De Gregori, che aveva bollato la proposta leghista di introdurre una quota sovranista alle canzoni italiane in radio come una vera e propria stronzata. Non potendo Fabrizio De Andrè replicare a Salvini, ci ha pensato il figlio, Cristiano De Andrè, al termine della presentazione del concerto del prossimo 29 luglio all’Arena di Verona insieme alla Pfm.

Cristiano De Andrè e la critica a Salvini

È nota a tutti la passione di Salvini per la musica di De Andrè (così come per quella di tutti gli altri cantautori italiani). Addirittura, nel ricordare l’anniversario della scomparsa di Faber, qualche mese fa il ministro dell’Interno utilizzò una citazione de Il Pescatore, condividendo il proprio pensiero sui social network.

Ai giornalisti che gli hanno chiesto cosa pensasse di questa passione di Salvini per le canzoni del padre e, in modo particolare, de Il Pescatore, Cristiano De Andrè ha risposto in maniera molto critica.  «Salvini dice di essere un grande fan di mio padre ma credo si sia fermato a ‘Il pescatore’, non capendo che il ‘pescatore’ era Gesù Cristo, viene da una novella ecclesiastica. Forse non lo ha assimilato ed è rimasto al la la la la la la la».

La musica cantautoriale respinge Salvini (nonostante la sua passione)

La canzone a cui si fa riferimento è una delle ballate più famose di Fabrizio De Andrè. Oltre al testo profondo e alla metafora evangelica (intrisa di rispetto e di pietà per gli ultimi), è diventata famosa anche per il suo ritornello orecchiabile e per quel jingle che unisce strofe di una intensità tipica dell’opera d’arte con il semplice e spiazzante «la la la la la la la». L’ennesima stoccata a Matteo Salvini dal mondo della musica cantautoriale. L’unico – a quanto pare – che non riesce proprio a immedesimarsi nel pensiero e nell’azione del leader politico del momento.

FOTO: ANSA/LUCA ZENNARO