La Commissione elettorale USA dice che non ci sono prove di una frode

Smentite, dunque, le teorie del complotto adombrate da Trump e dai suoi sostenitori

07/11/2020 di Enzo Boldi

Commissione elettorale Usa

«Non ci sono state prove di brogli». Questo è il caustico commento della Commissione elettorale USA dopo le ipotesi di complotto adombrate da Donald Trump fin dall’inizio dello spoglio dei voti in tutto il Paese e sostenute da molti elettori repubblicani sui social (ma anche da alcuni italiani che le hanno prese per buone dando adito a ricostruzioni alquanto macchiettistiche). A parlare è Ellen Weintraub, commissario della Commissione elettorale federale.

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Non ci sono prove, non ci sono evidenze e ci sono poche denunce che – allo stato attuale dei fatti – si sono concluse con un nulla di fatto. La Commissione Elettorale USA ribadisce come le operazioni di voto e di spoglio si siano svolte (e si stanno ancora svolgendo in alcuni Stati, decisivi per l’esito finale delle Presidenziali) non abbiano presentato alcuna criticità o tentativi di frode e brogli. Questa tesi, invece, continua a essere sostenuta da Donald Trump che, oramai, sembra essere indirizzato verso la sconfitta con la Casa Bianca sempre più nelle mani del suo ‘rivale’ Joe Biden.

Commissione elettorale USA smentisce i complotti sui brogli

Ellen Weintraub alla CNN ha sottolineato come non siano state riscontrate prove dopo alcune accuse di broglio arrivate. Stessa sorte per quel che concerne l’ultima uscita di Trump che ha parlato di «voti illegali» giunti dopo il termine delle operazioni di voto e che avrebbero influenzato il risultato finale. La Commissione elettorale USA ha sottolineato come, dopo le analisi effettuate, non vi sia alcuna prova fondata a sostegno di queste teorie. Inoltre si spiega come siano pervenute presso i loro uffici un numero irrisorio di denunce di scorrettezza, ma senza alcuna prova a sostegno di quanto, invece, denunciato. Ora, dunque, si attende solamente la fine del riconteggio in Georgia e dello scrutinio in Pennsylvania, Arizona e Nevada.

(foto di copertina: da Pexels)

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