La storia: nel 2019 la nascita di Facebook News e le prospettive mai raggiunte

Era la grande promessa per il mercato editoriale. Poi, hanno inciso mancanza di responsabilità e inasprimento delle regole sul copyright: Facebook ha deciso di fare marcia indietro

11/03/2024 di Gianmichele Laino

Rafforzare la relazione con gli iscritti. Testare e influenzare i prodotti di informazione promossi da Facebook. Ampliare la copertura dei contenuti ben oltre la propria pagina ufficiale. Erano le premesse che Facebook Inc. (all’epoca non si era ancora consumato il rebranding in Meta) aveva messo sul piatto per invogliare gli operatori nel settore dell’informazione a iscriversi al portale Facebook News. Promesse che, nel 2019, facevano gola agli editori (eravamo alla vigilia della pandemia del 2020, uno dei momenti in cui il traffico sui siti di news è stato maggiore, in virtù delle contingenze che i cittadini di tutto il mondo si trovavano ad affrontare, tra isolamento, lockdown e distanziamento sociale) e che avevano portato a una vera e propria corsa all’oro in stile Klondike.

LEGGI ANCHE > Facebook ha puntato su contenuti divisivi dal 2017 in poi (lo dicono i Facebook Papers)

Com’è nato Facebook News, le premesse sul servizio lanciato da Zuckerberg per favorire i giornali

«Incoraggiamo – diceva Facebook all’epoca – tutte le Pagine Facebook che pubblicano contenuti giornalistici (non satirici né parodistici) a registrarsi come Pagina di notizie su Facebook non appena sarà possibile nel loro mercato». Un incitamento dai toni estremamente diversi rispetto allo studiato distacco con cui, adesso, Meta sta annunciando – a cinque anni dalla fondazione di questo servizio – la dismissione di Facebook News in Australia e negli Stati Uniti.

Nel 2019, si cercava di rispettare delle linee guida per poter essere iscritti a Facebook News: innanzitutto, bisognava che la pagina fosse collegata a un sito web regolarmente registrato; poi bisognava promuovere eventi e notizie d’attualità, citare le fonti delle proprie notizie, includere dati e indicazioni temporali nei contenuti pubblicati, proporre contenuti non aggregati da altri siti web, fornire nomi e cognomi dello staff editoriale che partecipava al progetto di informazione. Era una sorta di ricetta della felicità che anche noi, testimoni dell’epoca, cercavamo di seguire. Dal 2019 in poi, infatti, è stato tutto un continuum di call con i referenti di Facebook (in ogni singola country) per i partner editoriali, è stato un cercare di assecondare delle richieste che non sempre erano condivisibili, è stato un combattimento all’ultima notizia per cercare di entrare a far parte di una sorta di club di élite che prometteva di ripagare i suoi adepti con una crescita delle visualizzazioni.

Non sempre tutto questo ha funzionato, al netto di qualche fiammata negli analytics dei vari siti web di informazione, non sempre le metodologie adottate da Facebook per promuovere un contenuto editoriale rispetto a un altro erano sembrate trasparenti. Anzi, a volte sembravano in palese contraddizione: spesso non bastava arrivare per primi su una notizia, fornire un punto di vista inedito, ottenere un’intervista esclusiva. A livello di interazioni, condivisioni e click, Facebook sembrava premiare sempre i soliti noti.

Anche la promessa di una partecipazione ai criteri decisionali della piattaforma in merito alle notizie è stata più volte disattesa. Sono stati rarissimi i momenti di confronto che hanno portato Facebook a migliorare (o a cercare di migliorare) il proprio servizio. Anzi, ogni volta che si proponeva una segnalazione alla piattaforma si finiva per imbarcarsi in lunghi iter procedurali o nello scontrarsi con un muro di gomma che ti rimbalzava all’indietro con le solite risposte preconfezionate.

Mancanza di responsabilità e leggi europee, così Facebook ha deciso di dismettere le news

Poi, dopo il Covid e in concomitanza con la cosiddetta epoca della disinformazione (legata anche a un mancato controllo della diffusione delle news su piattaforme social come Facebook), qualcuno ha pensato bene di criticare il ruolo dei social network in questo peggioramento complessivo della coscienza collettiva. Così come sono state messe in evidenza alcune incongruenze legate all’utilizzo, da parte di Facebook, dei contenuti protetti dal copyright dei principali editori. Un approfondimento dei regolamenti europei su queste tematiche ha fatto il resto, scoraggiando Facebook a utilizzare questi strumenti customizzati. Inoltre, il social network ha deciso di non assumersi le proprie responsabilità sulla diffusione della disinformazione, scegliendo di rispondere alle critiche non con una migliore distribuzione delle fonti di news, ma con il loro progressivo e orizzontale silenziamento. Da qui la decisione di dismettere Facebook News: che passerà alla storia per aver disilluso, in soli 5 anni, interi gruppi editoriali e per essere stato, insieme ad altri strumenti di altre piattaforme e motori di ricerca, una delle cause del progressivo abbassamento della qualità e dell’attendibilità dell’informazione.

Share this article
TAGS