Caso Trentini, il pm ha presentato appello contro l’assoluzione di Cappato e Welby

Marco Cappato ne ha parlato anche sul suo profilo Twitter

di Ilaria Roncone | 01/10/2020

Sembrava una storia finita e archiviata nel migliore dei modi possibile: Cappato e Welby assolti lo scorso 27 luglio per l’aiuto fornito a Davide Trentini a terminare la sua vita con dignità e secondo la sua volontà in una clinica svizzera tramite suicidio assistito. Trentini, che aveva 53 anni e da 30 anni soffriva di sclerosi multipla, ha potuto disporre della propria esistenza solo grazie all’aiuto concreto di Trentino e Welby che, in quella che sembrava la battuta finale del processo, erano stati assolti poiché «il fatto non sussiste, (in relazione alla condotta di rafforzamento del proposito di suicidio) e perché il fatto non costituisce reato (per quanto riguarda la condotta di agevolazione dell’esecuzione del suicidio)».

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«Credevate mi avessero assolto? E invece.»

Sicuramente amaro il tono di Marco Cappato su Twitter mentre comunica che il pm che aveva già domandato per lui e Mina il carcere ha scelto di fare appello contro l’assoluzione. Si ricomincia, quindi, con un nuovo processo in Corte d’Appello. Non manca la stoccata allo stato, che non è mai stato e continua a non essere presente nella questione eutanasia: tutto questo va avanti, infatti, «in attesa che il Parlamento si faccia vivo».

Chiesa ancora contro l’eutanasia

Questo ricorso della procura arriva pochi giorni dopo la lettera della Santa Sede “Samaritanus bonus”, nella quale la chieda definisce «crimine» l’aiuto fornito a chi desidera morire, additando come «complici» coloro che partecipano sia materialmente che con l’approvazione di leggi. Cappato e Welby, entrambi membri dell’associazione Luca Coscioni, avevano commentato definendolo un fatto «che conferma la gravità della minaccia che incombe sui malati terminali che vogliano sottrarsi a sofferenze insopportabili». Quello che la chiesa scrive e quello che accade oggi.

I continui appelli al Parlamento

Giri e rigira, torniamo sempre lì e – ancora una volta – Cappato e Welby si devono rivolgere direttamente a chi le leggi le fa e le approva: «Vogliamo ribadire oggi che la grave responsabilità di quanto sta accadendo è tutta del Parlamento italiano che non ha ancora fornito risposta ai due richiami della Corte Costituzionale. Da parte nostra, rifaremmo quanto abbiamo fatto per aiutare Davide, e siamo pronti a rifarlo con altri malati nelle stesse condizioni quando sarà necessario, anche se il prezzo da pagare dovesse un giorno essere quello di finire in carcere».