Quando Caio Giulio Cesare Mussolini si definiva “Post-fascista”

di Daniele Tempera | 08/04/2019

Caio Giulio Cesare Mussolini
  • Intervistato, da Luca Telese su "La Verità", qualche mese fa, il pro-nipote del dittatore si appellava ai "valori" del fascismo in modo non ideologico

  • Il candidato di Fratelli d'Italia esaltava inoltre il colonialismo italiano e ne minimizzava i crimini

  • Positivi i giudizi su Salvini e sul caso Diciotti, negativo quelli sull'M5S

La presentazione è avvenuta ieri, in uno scenario che non a pochi, ha evocato il ventennio. Sotto il Palazzo della Civiltà italiana, nel quartiere Eur, a Roma, Giorgia Meloni ha annunciato orgogliosamente la candidatura di Caio Giulio Cesare Mussolini nelle liste di Fratelli d’Italia per le elezioni europee.

Ex dirigente di Finmeccanica ed ex ufficiale di Marina, l’uomo è il nipote di Vittorio, secondogenito e terzo Mussolini a entrare in politica.Ma chi è Caio Giulio Cesare Mussolini?

Un “Post-fascista” che rimpiange le colonie

Intervistato da Luca Telese, qualche mese da, per “La Verità”, il pro-nipote del Duce si definiva “Post-fascista”, in quanto il fascismo storico è morto nel 1945 e lui « non può esserlo per limiti anagrafici». La visione del regime rimane però da idillio, a partire dalle colonie, dove «non esisteva l’apertheid» e “Faccetta Nera” era un canto di “emancipazione”. Incalzato sull’uso dei gas in Etiopia nel 1936 (in spregio alla Convenzione di Ginevra che ne vietava l’utilizzo) viene bollata come «colpa dei tedeschi che finanziavano la resistenza anti-italiana». Mussolini senior, per il neo-candidato di Fratelli d’Italia, è l’ultimo inoltre ad aver promosso politiche serie per la natalità- a proposito di famiglia- mentre si sente di ringraziare Giampaolo Pansa per il lavoro svolto sulla guerra partigiana, perché i partigiani non erano «Né tutti buoni, né tutti uguali». Tornando al presente si sente di elogiare Salvini per il comportamento tenuto sul “caso Diciotti”, afferma che questa Europa «non va» e che l’economia «deve essere controllata», ma che il reddito di cittadinanza è « metadone di Stato». In sostanza il buon Caio Giulio Cesare afferma di richiamarsi ai valori del nonno, ma in modo non “ideologico” e fa notare che ha difficoltà con i social network come Facebook, ad esempio. Si lamenta che la piattaforma di Mark Zuckerberg accetti nomi come “Caio Pol Pot” o “Caio Stalin”, ma non “Caio Mussolini”e che ci vorrebbe la “par condicio” anche nella Storia. Le insidie delle plutocrazie mondiali, come avrebbe pensato il suo “degno” antenato del resto, sono sempre più sottili, anche nel digitale.