Sampaoli e Low, la lavagna è sparita – L’editoriale di Alfredo Pedullà

di Alfredo Pedullà | 28/06/2018

Joachim Löw

Li chiamano Maestri, Professori. Alla lavagna dovrebbero dare lezioni, in realtà la lavagna è sparita. E dietro la lavagna ci sono finiti loro, stiamo parlando di Sampaoli e Low. Lo diciamo al netto di quanto accaduto nella prima fase del Mondiale: l’Argentina è andata avanti, la Germania è tornata a casa. Per noi hanno perso entrambi, vediamo perché.

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Sampaoli aveva fallito ancor prima di andare in Russia. Poi magari vincerà il Mondiale, nel calcio ci sono spesso contraddizioni striscianti, ma dal nostro punto di vista cambierebbe poco. Cerchiamo, sforziamoci, di non ragionare sempre in base ai risultati. Nel senso che lui, l’uomo in tuta, ha perso. Al momento delle convocazioni (non si può lasciare a casa Icardi), al momento delle scelte tattiche (certi cambi strampalati, Higuain che entra a cinque minuti dalla fine), al momento di tutto. E siccome quelli dell’Argentina saranno ingenui ma non ceto stupidì, avrebbero voluto sollevarlo prima della decisiva sfida con la Nigeria. Poi hanno soprasseduto, ma è stato come se lo avessero fatto. Perché Sampaoli era lì – a bordocampo- come un soprammobile scomodo, scomodissimo. Al punto che, carpendo qualche labiale, era emerso forte il sospetto che qualsiasi cosa fosse telecomandata dai senatori del gruppo. “Adesso metto Aguero”, come se aspettasse il conforto di qualcuno, del comitato dei saggi in casa Argentina. Nella sua carriera il signor Sampaoli ha fatto tante cose buone, anche buonissime. Ma stavolta ha dimostrato di non essere pronto per un Evento. E non esiste cosa peggiore che restare in braghe di tele, senza mezza idea, quando tutti hanno bisogno di te. Ripetiamo: il discorso varrebbe anche se dovesse vincere.

Joachim Löw
Joachim LOW, foto Ansa/Dpa

Joachim Low per certi versi ha fatto peggio non perché – banalmente – lui è già a casa mentre Sampaoli resta in circuito. Ha fatto peggio perché ha trasformato la Germania in una barzelletta che non fa ridere. Anzi che fa piangere. La spocchia di chi, nel presentare la lista, ha deciso che un fenomeno come Sané andasse lasciato a casa. Complimenti. Ha impiegato più tempo a smentire le voci sul Real Madrid, che lo aveva sondato, piuttosto che a fare della Germania un gruppo appena appena affidabile. Eppure qualcuno gli aveva dato la patente di favorita, almeno una delle favorite, perché quel gruppo di ferro come minimo dovrebbe arrivare ai quarti di finale. Non andare a casa schiaffeggiata dalla Corea del Sud, figuraccia che rivaluta gran parte di tutte le altre Caporetto nella storia dei Mondiali. Una squadra senza gioco, una difesa disorganizzata, una girandola all’insegna della superficialità. Low dice che dovrà meditare, noi neanche gli lasceremmo il tempo. Ci sono situazioni che non hanno bisogno di spiegazioni e di spremute all’insegna dell’autocritica. Ci sono situazioni da decisioni immediate: hai bucato, hai fatto piangere il tuo Paese, piuttosto che riflettere devi andare a casa. Dimissioni e stop. Rinunciando a quanto ti spetta perché il tuo conto in banca è già bello gonfio. Hummels gliel’ha detto in faccia: “La verità? È da un po’ che giochiamo male”. Amen.

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Li battezziamo come allenatori perfetti, come Maestri da seguire. In realtà molto spesso neanche riescono ad andare dietro la lavagna. Semplicemente perché una lavagna non ce l’hanno.