cyber-attacco PyeongChang 2018
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La Russia è responsabile del cyber-attacco a PyeongChang 2018, ma ha dato la colpa alla Corea del Nord

Subdolo e inquietante. Secondo quanto raccolto dal Washington Post ci sarebbe la Russia dietro al cyber attacco che si è svolto durante la cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici invernali di PyeongChang 2018. Ma la cosa peggiore – se confermata – è che i servizi segreti di Mosca, in una situazione internazionale estremamente tesa, avrebbero provato a scaricare le colpe sulla Corea del Nord di Kim Jong-Un. Insomma, quando si è diffusa la voce dell’attacco hacker che ha mandato in tilt i server durante lo spettacolo inaugurale delle Olimpiadi, mentre le squadre sfilavano con le bandiere, tutti hanno indicato la sorella del dittatore presente in tribuna. Evidentemente, però, le cose sono andate diversamente.

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CYBER-ATTACCO PYEONGCHANG 2018, COSA È SUCCESSO

A quanto pare, però, le tracce portavano effettivamente verso Pyongyang, dal momento che l’indirizzo IP da cui è partito il malware che ha oscurato per diversi minuti il sito ufficiale della manifestazione olimpica e ha buttato giù la connessione wi-fi nell’area dello stadio, era riconducibile proprio a una zona nordcoreana.

Insomma, secondo le fonti consultate dal Washington Post (provenienti da ambienti dell’intelligence statunitense), gli hacker russi si sarebbero mascherati per far ricadere le colpe del cyber attacco su un Paese terzo. E non un Paese qualsiasi: ma quello che, in questa fase, sta avendo più problemi con la comunità internazionale, in modo particolare con i vicini del Sud e con gli Stati Uniti.

CYBER-ATTACCO PYEONGCHANG 2018, LE MOTIVAZIONI

L’attacco hacker di Mosca sarebbe stato portato avanti per una sorta di rappresaglia contro la decisione del CIO di escludere la nazionale russa dalle competizioni, in seguito allo scandalo doping che si è verificato proprio quattro anni fa, nel corso dei giochi olimpici invernali di Sochi 2014, tra gli atleti connazionali di Vladimir Putin. Gran parte degli sportivi russi, infatti, è stata esclusa dalle competizioni, mentre i loro connazionali «puliti» hanno gareggiato sotto le insegne dei cinque cerchi olimpici e sotto la sigla OAR (Olympic Athletes from Russia).

(Credit Image: © Carlos Gonzalez/Minneapolis Star Tribune via ZUMA Wire)