Anonymous hackera i siti della Basilicata per protestare contro il petrolio (e per mettere a nudo l’inadeguatezza del sistema lucano)

di Gianmichele Laino | 17/02/2020

anonymous contro petrolio
  • Anonymous Italia ha hackerato diversi database in regione Basilicata

  • Attacco diretto contro lo sfruttamento petrolifero dell'Eni

  • Bucati anche alcuni siti di comuni lucani

Non ci voleva Anonymous, diciamoci la verità, per capire quanto la situazione delle istituzioni della Basilicata – soprattutto a livello informatico – siano deboli. Il settore non ha ricevuto gli investimenti opportuni, persino il mondo delle news online è indietro rispetto a tutte le altre regioni italiane. È stato un gioco da ragazzi, insomma, per gli hacker di Anonymous Italia, entrare nei sistemi informatici che dovrebbero tutelare Regione Basilicata, enti e alcuni comuni della Val d’Agri e bucarli come si fa con un palloncino un po’ sgonfio.

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Anonymous contro petrolio in Basilicata

Anonymous Italia ha giustificato la sua azione, mettendo in campo una durissima protesta contro le estrazioni petrolifere in Basilicata, in special modo quelle in Val d’Agri gestite da Eni (che attualmente continua a estrarre praticamente senza che sia stata rinnovata la convenzione con il territorio e con gli enti locali). È entrato nei database di Giunta e Consiglio regionali, dell’azienda turistica (APT Basilicata) e di alcuni comuni lucani, non soltanto della Val d’Agri (Pietrapertosa, Rionero in Vulture, Missanello, San Martino d’Agri e Nova Siri).

L’hackeraggio è avvenuto per contrastare – stando a quanto dichiarato da Anonymous – «le persone che hanno avuto e che hanno tuttora un ruolo in questa situazione disgustosa, sia per il disastro ambientale, sia per la corruzione che regna sempre sovrana nel nostro Paese, e delle decine di processi in cui non si è mai trovato un colpevole soprattutto dopo essere venuti a conoscenza di dati falsificati, consentendo così guadagni miliardari per l’Eni e per i vari politici autoctoni e non solo».

Le ragioni dell’hackeraggio di Anonymous contro petrolio

Anonymous, che nella sua rivendicazione si è rifatto direttamente a quello spirito ribelle dei Briganti che hanno caratterizzato la storia post-unitaria della Basilicata, ha deciso di divulgare anche i nomi e i dati personali di chi amministra i database di questi siti che sono stati hackerati. Un vero e proprio agguato in grande stile, che mette a nudo le falle e le debolezze di servizi così delicati e di istituzioni di primo piano.

Un messaggio ai lucani che stanno accettando passivamente quanto sta succedendo alle loro spalle nella storia del mancato rinnovo delle convenzioni con Eni e del continuo sfruttamento del territorio. Anonymous Italia non ha accettato che, in questo momento, ci sia così tanto lassismo in regione. Una regione gloriosa, in grado di far scendere in piazza oltre 100mila persone in occasione delle proteste contro lo stoccaggio di rifiuti nucleari a Scanzano Jonico. Inaccettabile che un territorio così sensibile alle tematiche ambientali si stia facendo travolgere dal caos petrolio in regione, senza ottenere benefici tangibili.

Ma il messaggio arriva anche alla giunta di centrodestra a trazione leghista, guidata dall’ex generale della Guardia di Finanza Vito Bardi. Anonymous Italia ha mostrato la vulnerabilità del sistema e di chi non comprende quanto la tutela dei dati sensibili – soprattutto di quelli della pubblica amministrazione – sia fondamentale al giorno d’oggi. E ha lanciato un messaggio politico: non è un caso, probabilmente, che un attacco del genere si sia verificato a quasi un anno di distanza dall’insediamento della nuova giunta regionale.

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