Basilicata, arresto per un dirigente Eni in seguito a una fuoriuscita di petrolio

di Redazione | 23/04/2019

petrolio Basilicata

Arrivano le prime risultanze delle inchieste sulla fuoriuscita di petrolio in Basilicata, negli impianti della Val d’Agri. C’è stato un arresto questa mattina per un dirigente dell’Eni che, nel 2017, quando cioè vennero segnalate le fuoriuscite di petrolio nell’ambiente, era il responsabile del centro oli di Viggiano, in provincia di Potenza. Nel maggio del 2017, fu la stessa Eni ad ammettere che furono sversate oltre 400 tonnellate di petrolio nei terreni e nei bacini idrici della Val d’Agri, un vero e proprio disastro ecologico.

Petrolio Basilicata, un arresto per sversamenti

L’arresto ai domiciliari è stato disposto dal gip di Potenza che ha confermato anche la presenza di 13 indagati per lo stesso motivo. I reati ipotizzati per queste persone, a vario titolo, sono di disastro, disastro ambientale, abuso d’ufficio, falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale. Al centro di tutto c’è l’inquinamento della diga del Pertusillo, un bacino idrico strategico. Non soltanto per la Basilicata, ma anche per la regione Puglia alla quale fornisce acqua.

Non solo. La fuoriuscita di petrolio comportò l’inquinamento di 26 mila metri quadrati di suolo e sottosuolo a Viggiano, il paese della Basilicata maggiormente interessato dall’attività estrattiva, vista la presenza – appunto – dell’infrastruttura del centro oli. Un vero e proprio disastro ambientale verso il quale, stando a quanto riportato dai giudici, l’Eni assunse un atteggiamento fondamentalmente inerte, non tutelando il territorio all’interno del quale insistono i suoi impianti.

A che titolo è coinvolto il dirigente Eni arrestato

Soltanto in un secondo momento, poi, l’Eni dotò le sue infrastrutture di doppi fondi per i pozzi. Ma il danno ambientale, ormai, c’era già stato. La vicenda si inserisce prepotentemente nel dibattito politico: attualmente i temi del verde e dell’impatto sul territorio delle energie sono al centro della campagna elettorale per le europee del 2019. Una multinazionale del settore, ora, vede un suo alto rappresentante coinvolto in un vero e proprio episodio di inquinamento territoriale. Con tutte le conseguenze giudiziarie del caso, in attesa che la magistratura faccia il suo corso.

FOTO: ANSA/TONY VECE

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