Addio alle lettere e alle raccomandate di Poste Italiane?
Le parole dell'amministratore delegato Del Fante non lasciano spazio ad altre interpretazioni. Dall'aprile del 2026 potrebbe cambiare tutto

Non c’entra solamente l’ennesimo passo verso la privatizzazione, ma è “colpa” delle nuove dinamiche create dal mondo digitale hanno reso obsoleti i servizi che erano alla base dalla nascita di Poste Italiane. Tra meno di due anni, infatti, potrebbe configurarsi un enorme cambiamento: non sarà più possibile recarsi presso gli oltre 13mila uffici postali sparsi lungo tutto il territorio italiano per inviare lettere e raccomandante. Ma anche per pagare un bollettino. I servizi di corrispondenza, infatti, ormai coprono solamente il 5% delle attività dell’azienda (ancora) pubblica, rappresentando un costo che non porta a un profitto.
Poste italiane e l’addio alle lettere e alle raccomandate
Dunque, siamo nell’imminenza dell’addio a quelle Poste Italiane nate nel 1862. A confermarlo è stato l’amministratore delegato Matteo Del Fante in audizione alla Camera. Il mercato è cambiato e negli uffici si fanno, più che altro, servizi assicurativi, finanziari e relativi alle telecomunicazioni. La corrispondenza “tradizionale” è stata soppiantata da strumenti digitali: dai pagamenti fino alle PEC che (ove possibile) hanno sostituito l’invio delle raccomandate. L’addio ai “postini” farebbe risparmiare all’azienda – quindi allo Stato – oltre 3 miliardi di euro ed è per questo che alla scadenza dell’attuale contratto (nell’aprile del 2026) per i “servizi postali universali” le strade si potrebbero dividere.
Il governo, oltre alla privatizzazione, potrebbe seguire due strade: aumentare il sostegno (in compensazione) all’azienda attraverso una ridiscussione dei termini d’accordo o aprire un nuovo bando per trovare un soggetto interessato a prendere in mano quella ormai ristretta quota di mercato. E sullo sfondo, come detto, c’è la privatizzazione: nei giorni scorsi il Consiglio dei Ministri ha approvato il DPCM che va in quella direzione e nel mese di ottobre saranno messe in vendita il 15% delle quote azionarie ai piccoli risparmiatori.