Zaia sui 133 migranti positivi in quarantena: «Veneti in casa per mesi e questi signori alzano già la voce per uscire»

di Ilaria Roncone | 01/08/2020

tamponi in Veneto

Il Veneto di Zaia sta gestendo un focolaio molto importante rilevato da qualche giorno alle porte di Treviso. La situazione ha spinto il governatore della regione a mettere in discussione il sistema di accoglienza dei migranti: posti come «l’ex caserma Serena e altre che ha il Veneto devono essere dismessi. È ormai certificato  che questo sistema di ospitalità è fallimentare, lo è socialmente, culturalmente, sanitariamente, economicamente». Rispetto all’insofferenza dei migranti isolati all’interno dell’edificio Zaia fa presente che i veneti sono stati chiusi in casa per mesi.

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I profughi sono nella struttura da cinque anni

Le persone bloccate vivono e lavorano in Veneto – in molti casi – anche da cinque anni. Sono in 300 a trovare alloggio lì dentro, 133 dei quali sono risultati positivi. Per le norme di contenimento sono stati messi tutti in quarantena, i positivi in un’ala dell’edificio dedicata solo a loro. Intanto è stato avviato il tracciamento delle persone che sono entrate in contatto a partire dagli ambienti lavorativi. Per ora si è arrivati a contare sessanta contatti che verranno sottoposti a tampone. «Nei luoghi di lavoro le misure di sicurezza sono applicate con rigore», riferisce il dg dell’Usl 2 di Treviso, però c’è anche la consapevolezza che alcuni lavoravano in nero.

Il problema del tracciamento contatti per chi lavora in nero

Si apre una parentesi dolente, qui, che colpisce l’Italia tutta – Veneto compreso -: il lavoro nero. Difficile tracciare i contatti, in questo caso, fa presente Mauro Visentin, segretario trevigiano di Cgil. «Le aziende non rivelano la collaborazione e i migranti non parlano perché temono ritorsioni. Qui si tratta di sanità pubblica, i colleghi hanno il diritto di sapere», ha riferito. Così come tanti italiani anche alcuni ospiti della ex caserma Serena hanno perso il lavoro durante la fase acuta dell’epidemia mentre altri sono rimasti attivi nei campi, nelle imprese artigiane, nei cantieri edili e nei magazzini.

Zaia paragona la tolleranze degli immigrati a quella dei veneti

Intanto dalla caserma arrivano notizie dell’insofferenza delle persone. Controllati da polizia e carabinieri all’esterno della caserma, i migranti sono tutti dentro e ieri dalle grate della finestra qualche ragazzo ha parlato:  «Siamo arrabbiati, non sappiamo da dove è arrivato il virus». L’altra notte uno degli ospiti ha danneggiato delle attrezzature in infermeria e – stando ad alcune voci che non trovano però conferma – la sera prima qualcuno avrebbe provato a violare l’isolamento. Il commento di Zaia: «I veneti hanno trascorso mesi chiusi in casa. Non capisco perché questi signori stiano già alzando la voce perché vogliono uscire. Qui si vede se esiste lo Stato oppure no».