Il video della ragazza di Bari brutalizzata non perché lesbica ma per gelosia evidenzia una cultura malata

di Ilaria Roncone | 12/06/2020

Prima «picchiata perché lesbica», denunciando la violenza subita come atto di omofobia, poi «picchiata per motivi di gelosia». Quest’ultima è la verità, come segnalato da Bufale.net. La motivazione che sta dietro questo gesto che mancano gli aggettivi per qualificare deve essere resa nota per dovere di cronaca. Il video agghiacciante risale ad aprile 2020 e mostra una sequela di disgustosi e ignobili atti di violenza nei riguardi di una donna che viene brutalmente picchiata nella città di Bari. Mentre la vittima rimane sull’asfalto, viene trascinata, presa a pugni e calci e per i capelli, ricevendo anche sputi, un altro uomo interviene provando debolmente ad allontanare l’aggressore senza successo.

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Non è omofobia ma il vergognoso frutto di una cultura malata

Il video è stato pubblicato dalle pagine Facebook Sólo Dios Puede Juzgar e I Have a Voice, venendo denunciato in entrambi i casi – almeno inizialmente – come atto omofobico. La storia che ci sarebbe dietro – come raccontano entrambi i post – è quella di una giovane che porta un regalo alla fidanzata e che viene brutalmente picchiata dal padre di lei, che non accetta la relazione. La notizia è stata poi rettificata, portando alla luce l’ennesimo caso di abuso all’interno di una relazione amorosa: «ATTENZIONE: secondo le ultime notizie che ci sono arrivate, pare che la ragazza fosse in realtà la fidanzata dell’uomo. Lui 45 anni, pregiudicato e da poco uscito dagli arresti domiciliari. È stato denunciato dal sindaco, Antonio Decaro, ma lei, 23 anni, ha minimizzato l’accaduto riconducendolo a futili motivi di gelosia e ha assolutamente rifiutato di sporgere querela nei confronti del convivente. Gli agenti, tuttavia hanno denunciato l’uomo applicando la normativa sul «Codice rosso», che dispone le misure per tutelare le vittime di violenza domestica e di genere.»

Cosa rimane di queste immagini disgustose?

Il video che riprende questa scena dura due lunghissimi minuti. Le immagini sono agghiaccianti, la violenza inaudita, l’azione fatta in strada da chi si rende conto di essere ripreso ma deve esercitare il suo potere e vuole anche essere lasciato in pace. Cosa restituiscono queste scene che fanno rivoltare lo stomaco, al di là di comprensibili emozioni di disgusto e sofferenza? Un uomo che approfitta della stazza fisica e della maggiore forza per picchiare, sputare, trascinare una persona che viene considerata meno di un oggetto su cui esercitare potere. Una donna che, secondo quanto restituiscono gli aggiornamenti delle pagine, avrebbe minimizzato bollando l’aggressione feroce come frutto di futili motivi di gelosia e rifiutandosi di sporgere denuncia. Un terzo uomo che assiste alla scena e prova con molta poca convinzione a fermare l’aggressore senza però chiamare le forze dell’ordine, senza soccorrere la ragazza a terra, senza immischiarsi davvero nella questione. Cosa rimane di queste immagini disgustose? Il segno che lascia la violenza e la consapevolezza che finché non ci libereremo degli stereotipi di genere, del frutto della cultura patriarcale, dell’idea che le relazioni amorose siano anche questo perché la gelosia è un’espressione d’amore, nulla potrà cambiare.