La Lega rompe con il M5S anche sulla crisi in Venezuela

di Enzo Boldi | 04/02/2019

immunità Salvini
  • La Lega ha deciso da che parte stare sulla crisi in Venezuela

  • Il Carroccio non vuole più la presidenza di Maduro e chiede nuove elezioni

  • Posizione in contrasto con il M5S che prosegue chiedendo la non ingerenza

Il gioco delle parti all’interno della maggioranza prosegue anche a livello internazionale. La Lega, infatti, ha deciso di andare contro il diktat di non ingerenza voluto dal Movimento 5 Stelle sulla crisi in Venezuela e schierarsi decisamente contro il presidente Nicolas Maduro. Tra i grillini, però, c’è chi come Alessandro Di Battista che ribadisce l’importanza di avere il coraggio di non schierarsi e non prendere nessuna decisione e lasciare il popolo venezuelano libero di fare le proprie scelte.

«Maduro è uno degli ultimi dittatori di sinistra rimasti in giro, che governa con la forza e affama il suo popolo. L’auspicio sono libere elezioni il prima possibile». Questa è la linea condivisa dalla Lega sulla crisi in Venezuela. Un richiamo al voto che strizza l’occhio all’autoproclamatosi presidente Juan Guaidó, non in linea con quanto continuano a dichiarare da diversi giorni i vertici del Movimento 5 Stelle.

Lega e M5S si spaccano sul Venezuela

E le differenze diventano ancora più evidenti leggendo le parole di Alessandro Di Battista sulla crisi venezuelana. «La quantità di ‘democrazia’ che si vuole esportare in un paese è sempre direttamente proporzionale alla quantità di petrolio lì presente – scrive l’ex deputato M5S -. Se il Venezuela non avesse la prima riserva di petrolio al mondo oggi nessuno si interesserebbe ai diritti del suo popolo. Ci vuole coraggio a mantenere una posizione neutrale in questo momento, lo so. L’Italia non è abituata a farlo. Ci siamo sempre accodati in modo vile agli esportatori di democrazia».

Di Battista chiede la non ingerenza

«L’abbiamo fatto in Iraq, in Afghanistan, in Libia – aggiunge Di Battista -. Oggi i pavidi di allora piangono lacrime di coccodrillo come fa Junker rispetto alla Grecia. Se avessimo mantenuto una posizione neutrale nel 2011 la Libia non sarebbe diventata l’inferno che è oggi. Il mondo è spaccato in due. Da una parte Russia e Cina sostengono Maduro. Dall’altra Trump ha dichiarato che l’intervento militare è un’opzione». Poi l’attacco all’Europa: «Poi c’è l’Unione Europea incapace di comprendere che la linea del dialogo tra governo e opposizioni suggerita da Messico e Uruguay andrebbe sostenuta nell’interesse dell’Europa stessa oltre che del popolo venezuelano».

Cosa fare, quindi? «Suggerisco coraggio e lungimiranza e soprattutto una difesa sostanziale dell’art.11 della nostra Costituzione – conclude l’ex deputato -. Perché le guerre vanno ripudiate il giorno prima che scoppino, farlo il giorno dopo è troppo facile».

(foto di copertina: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)