Il vaccino Covid di Pomezia potrebbe essere pronto a novembre

Tutto dipende dai test sul farmaco

di Ilaria Roncone | 16/09/2020

La buona notizia, se verrà confermata, è che il vaccino italiano contro il coronavirus sarà pronto con le sue prime dosi a novembre. La conferma arriva dall’azienda di Pomezia: «Se i test saranno positivi, le prime dosi del vaccino all’Italia a novembre». Tutto quello che serve è che non ci siano criticità nelle sperimentazioni delle fiale pronte. A renderlo noto rilasciando un’intervista all’Ansa è stato Piero Di Lorenzo, presidente della Irbm che ha collaborato con il Jenner Institute della Oxord University per mettere a punto questo vaccino Covid Pomezia.

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Vaccino Covid Pomezia, 2-3 milioni di dosi entro fine novembre

Entro la fine del mese di novembre, se tutto fila liscio, «i primi 2-3 milioni di dosi del vaccino anti Covid Oxford-Irbm-AstraZeneca dovrebbero arrivare all’Italia». Nella sperimentazione c’è stata una «sospensione temporanea a causa di una reazione sospetta su un volontario poi dimostratasi non legata al candidato vaccino». Salvo altre criticità di questo tipo, quindi, se tutto andrà come previsto «sarà rispettata la tempistica già annunciata dallo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza».

Cosa era successo al volontario

Nei giorni scorsi già ne eravamo venuti a conoscenza: la sperimentazione del vaccino si era fermata per la reazione di uno dei 50 mila volontari che stanno testando il farmaco. Si è trattato di un’infiammazione spinale, la mielite acuta trasversa, che ha portato uno o più segmenti adiacenti al midollo spinale a infiammarsi. Sono però bastati pochi giorni di esame della situazione da parte di un comitati di esperti per capire che non c’era nessun legame con il vaccino. La particolarità di questa sperimentazione è che viene fatta «in doppio cieco», ha spiegato Di Lorenzo, e «ciò vuol dire che nè i medici nè i pazienti sanno a quali dei volontari è somministrato il candidato vaccino ed a quali solo placebo. Dunque la reazione sospetta potrebbe anche essersi verificata su un volontario che aveva assunto il placebo e non il farmaco».