Giovanni Tria svela: «Io volevo fare la Flat Tax, la Lega mi ha frenato»

di Enzo Boldi | 09/10/2019

Tria
  • L'ex ministro dell'Economia torna a parlare del suo passato al Tesoro

  • Rivela di aver portato avanti un piano per la Flat Tax

  • A frenarlo, però, sarebbe stata proprio la Lega di Matteo Salvini

La Flat Tax logora chi vuole farla, veramente. In un colloquio a New York con La Stampa, l’ex capo del Tesoro Giovanni Tria torna a parlare del suo passato a via XX settembre. La memoria torna anche alle polemiche con la Lega che lo accusava di esser troppo preso dal rispetto dei vincoli imposti dall’Unione Europea. Ma l’ex ministro rivela anche una notizia che svelerebbe il populismo di Matteo Salvini e del Carroccio. E si tratta della famosa tassa piatta diventata l’emblema di via Bellerio ma che in realtà ha ricevuto lo stop proprio dalla Lega.

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«Io volevo fare la flat tax l’anno scorso – ha rivelato Giovanni Tria a margine della conferenza ‘Progressivism, Socialism, Nationalism’, organizzata dal Center on Capital and Society della Columbia University -, ma è stata la Lega che ha deciso di non vararla, per fare invece quota 100». E nel corso dell’ultimo anno, dunque, l’ex ministro si sarebbe visto piovere addosso critiche immotivate dato che, secondo la sua versione, lui voleva proprio questa Flat Tax.

Tria voleva la Flat Tax, la Lega rimandava

«Stavo lavorando sulla riduzione delle aliquote, abbassare l’Irpef per i redditi medi e medio bassi, che è quello di cui si continua a parlare – ha proseguito Giovanni Tria -. Poi alcuni la chiamano riduzione del cuneo fiscale, altri flat tax, ma è un fatto nominalistico. Per flat tax si è sempre inteso questo: non ho mai visto sul tavolo altri progetti». In sintesi: nella sua stanza a via XX settembre non è mai arrivato un progetto leghista sulla tassa piatta.

Salvini e gli insulti alla Commissione

Nel suo colloquio non poteva mancare un paragrafo dedicato a Matteo Salvini. L’ex ministro dell’Economia sottolinea come il comportamento del leader della Lega ha penalizzato la trattativa con l’Europa per via dei suoi insulti quotidiani alle istituzioni sovra-nazionali. E non era una bella mossa attaccare la controparte in fase di trattativa. Ancor più se delicata come quella con la Commissione.

(foto di copertina: ANSA/FERMO IMMAGINE LA7 + ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)