Marco Travaglio crede che vincerà l’appello contro Tiziano Renzi

di Redazione | 22/02/2019

Marco Travaglio
  • Marco Travaglio è stato intercettato dalle telecamere di Piazzapulita

  • Ha detto che vincerà in appello contro Tiziano Renzi

  • Era stato condannato in primo grado per aver diffamato il padre dell'ex presidente del Consiglio

Nella puntata di Piazzapulita di ieri è andato in onda uno spezzone con l’inquadratura di Marco Travaglio insieme agli spettatori del Teatro Brancaccio di Roma, dove è andato in onda – nei giorni scorsi – lo spettacolo teatrale di Beppe Grillo. Il direttore del Fatto Quotidiano è stato solleticato da uno degli spettatori che gli ha chiesto un selfie e gli ha chiesto notizie sul risarcimento dei danni da parte del padre di Tiziano Renzi.

Marco Travaglio è convinto di vincere in appello contro Tiziano Renzi

Marco Travaglio, infatti, era stato condannato a pagare 95mila euro al padre dell’ex presidente del Consiglio, per due commenti e, da direttore responsabile, per il titolo di un articolo pubblicato sul giornale cartaceo e sul sito web della testata nel 2016. Marco Travaglio aveva parlato, in quegli articoli, delle questioni giudiziarie legate alla famiglia Renzi utilizzando i termini «bancarotta» e «affarucci», ritenuti diffamatori.

«Si faccia pagare» – dice uno spettatore a Travaglio. Quest’ultimo – inquadrato dalle telecamere di Piazzapulita – dice: «Volevo chiedere i soldi al papà di Renzi, ma l’hanno ingabbiato». In realtà il termine non è propriamente corretto, dal momento che Tiziano Renzi e Laura Bovoli sono agli arresti domiciliari. Ma il senso della questione è chiarissimo.

Marco Travaglio, ecco su cosa punta

Poi, Marco Travaglio ha detto la frase più eloquente della serata: «Credo che vincerò in appello». Il direttore del Fatto Quotidiano, infatti, non aveva mai commentato l’arresto di Tiziano Renzi dopo il fatto di cronaca di cui hanno parlato tutti i giornali. La fugace battuta colta dalle telecamere di Piazzapulita rivela al meglio l’intenzione del giornalista, pronto a ricorrere contro la sentenza di condanna. Con la convinzione, a questo punto, di poter far valere un aspetto ben preciso della disciplina legislativa in materia di diffamazione a mezzo stampa. Quando l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, infatti, la prova della verità del fatto stesso è sempre ammessa nel procedimento penale se per il fatto attribuito alla persona offesa è tuttora aperto o si inizia contro di essa un procedimento penale.