Trap Generation: viaggio alla scoperta del fenomeno musicale del momento

di Francesco Collina | 12/06/2019

trap

Impossibile non aver sentito un brano trap in radio, Spotify o televisione. Dai fatti di cronaca alla conduzione di format televisivi gli artisti trapper hanno invaso tutti i canali social e tradizionali. Non c’è ragazzo non ascolti un loro brano mentre adulti e fratelli maggiori faticano a capire liriche, musica e linguaggi visivi.

Il progetto realizzato dal Visual Lab di Repubblica, con la partecipazione di Giornalettismo, ha permesso di conoscere artisti e producer di questo fenomeno artistico per capire come sia riuscito a conquistare i giovanissimi fan che, grazie soprattutto agli affollati canali Instagram degli artisti, non si perdono una canzone o una esibizione dei loro cantanti preferiti. Quello della trap, infatti, è un mondo nato soprattutto dai canali social più frequentati dalle giovani generazioni, lontani dalla comunicazione mainstream dei canali televisivi. Le Instagram Stories oggi hanno completamente sostituito i programmi musicali televisivi che, fino a pochi anni fa, erano i luoghi d’eccellenza dove promuovere i nuovi generi musicali e i beniamini degli adolescenti.

Trap, una musica sconosciuta ai più grandi

Come ben pochi generi musicali del passato, infatti, la trap ha provocato reazioni di sgomento da parte degli adulti che non conoscendone canoni e linguaggio si sono trovati a guardare con biasimo cantanti e fan che ballavano e cantavano canzoni lontanissime dai loro canoni estetici provenienti dai generi musicali tradizionali. Una generazione esclusa dall’ascolto ma non dalla produzione. A differenza degli anni scorsi, infatti, gli artisti trap hanno trovato terreno fertile fra i produttori provenienti dall’Hip Hop tradizionale che, pur nati in un contesto diverso e più underground rispetto a quello odierno, si sono dati da fare per produrre la musica ‘simbolo’ di questi anni: «Adesso tutti i ragazzi vogliono arrivare al successo perché sanno quello che è il traguardo – sostiene Big Fish, produttore musicale dei Sotto Tono – i soldi, la fama, i vestiti, le macchina, prima noi eravamo appassionati di rap, facevamo il rap, punto!», come aggiunge Noyz Narcos: «Per come eravamo noi la major era il nemico».

Successo e soldi: è questo il traguardo dei trapper?

Un traguardo, quello del successo, che sembra essere invece decisamente chiaro nelle nuove leve dell’Hip Hop italiano: «È importante che uno riesca a distinguersi – precisa Vegas Jones – se fai tutto al volo è molto facile apparire oggi, specie ora che è una moda, ma è il momento che qualcuno faccia capire che questa è cultura ed è una musica ascoltabile e seria, non bisogna far di tutta erba un fascio: nel giro di due o tre anni rimarrà solo chi ha voglia di fare musica con passione». Gli artisti simbolo di questo movimento non ci stanno a passare da marionette della produzione musicale internazionale: «È facile che gli artisti si assomiglino – aggiunge Rkomi – a me è venuto naturale fare quello che mi andava di fare musicalmente e a livello di immagine, sono legato a questa unicità».