Quelli che pagano per il test sierologico e il 76% degli italiani selezionati che rifiuta quello gratis della Croce Rossa

09/06/2020 di Redazione

test sierologici

Il tracciamento, lo abbiamo detto sin dalle primissime fasi della diffusione dell’epidemia di coronavirus, è uno degli elementi più importanti per combatterlo. Per questo, come annunciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso di una sua informativa alla Camera e al Senato, era stato dato il via a una campagna di tracciamento con 150mila test sierologici che sarebbe stata portata avanti dalla Croce Rossa. Nessuno avrebbe immaginato le difficoltà di questa campagna.

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Test sierologici, le due Italie

Per i 150mila cittadini selezionati, infatti, il test sierologico è gratuito. Eppure, il 76% delle persone coinvolte si è rifiutato di sottoporsi all’esame, costringendo la Croce Rossa a prolungare nel tempo la sua campagna. Un vero e proprio smacco se si pensa a tutti quegli italiani che, pur di avere notizie certe sulla propria condizione di salute anche per poter tornare al lavoro in sicurezza e senza mettere a rischio la salute degli altri, si sono sottoposti al test sierologico a pagamento.

Le motivazioni che spingono i cittadini selezionati a non sottoporsi al test sierologico

Secondo il vicepresidente della Croce Rossa, Rosario Valastro, è pesato moltissimo il fatto che alcuni test sierologici – molti ritirati già dal commercio – si siano rivelati inaffidabili. Ovviamente, però, non è il caso degli strumenti messi a disposizione dalla Croce Rossa, che ha garantito sulla sicurezza dei risultati di questo particolare tipo di esame. Inoltre, alcuni italiani hanno messo in stand-by l’operazione (il 13% ha pronunciato un rifiuto temporaneo, mentre il 63% degli italiani contattati non hanno risposto) perché timorosi, in caso di positività, dei tempi lunghi per potersi sottoporre al tampone e della conseguente quarantena da trascorrere in casa.

Non proprio un bell’esempio, insomma. «L’appello che lanciamo a coloro che hanno ricevuto un sms di preallerta – hanno fatto sapere dalla Croce Rossa – è che quando arriveranno le telefonate sappiano che non si tratta di pubblicità o altro, si tratta di un prelievo fatto in una struttura accreditata ed entro 15 giorni avrete i risultati della presenza o meno degli anticorpi».

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