Il governo ha confermato con una lettera alla Ue che continuerà a costruire la Tav

di Redazione | 27/07/2019

Tav

Con una lettera inviata alla Commissione europea nella notte tra il 26 e il 27 luglio, il governo ha confermato di voler continuare a sostenere la Tav, il progetto per la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione, in Francia. La conferma inizialmente era attesa entro luglio, ma l’esecutivo italiano era riuscito a strappare 15 giorni in più per decidere cosa fare, considerata la forte avversità alla costruzione dell’opera da parte del M5s e del suo ministro dei trasporti Toninelli. La nuova scadenza era stata fissata per il 26 luglio: in caso di rinuncia, l’Italia avrebbe perso i finanziamenti già stanziati dall’Ue (800 milioni di euro) e quelli già versati per la costruzione (120 milioni di euro).

La firma sulla lettera inviata alla Commissione europea non è di Danilo Toninelli

Secondo alcune fonti la firma sulla missiva indirizzata all’Inea, l’Agenzia esecutiva per l’innovazione e le reti della Commissione europea, non è del ministro dei trasporti ma di un dirigente del Ministero dei trasporti, mentre il timbro sarebbe della segreteria di Palazzo Chigi. In sostanza sembra che l’intenzione sia stata quella di dare un assenso tecnico alla prosecuzione della procedura dei bandi. «L’invio della lettera del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti all’Unione Europea per la ripresa dei lavori della Tav senza la firma di Toninelli è l’ennesimo atto di un uomo piccolo, incapace e scorretto che denigra l’onore e la dignità di tutto il paese», ha commentato Davide Gariglio, deputato Pd in Commissione Trasporti della Camera.

Pochi giorni fa il premier Conte aveva anticipato il sì del governo alla Tav

Lo scorso 23 luglio era stato lo stesso premier Giuseppe Conte ad anticipare la posizione del governo. Nel corso di una diretta Facebook  che gli era costata le ire dei 5 stelle, il presidente del Consiglio aveva detto chiaramente che l’esecutivo non era nelle condizioni di opporsi alla realizzazione della Tav e che l’unico a poter fermare l’opera era il Parlamento, dove però la maggioranza dei deputati e dei senatori è favorevole alla prosecuzione dei lavori. «La decisione di non realizzare l’opera non comporterebbe solo la perdita dei finanziamenti, ma anche tutti i costi derivanti dalla rottura dell’accordo con la Francia», aveva ribadito Conte.