Tamponi nell’anarchia, la dichiarazione del coordinatore del Cts

Dichiarazioni preoccupanti di Agostino Miozzo

di Redazione | 16/10/2020

tamponi nell'anarchia

C’erano i tempi, c’erano gli spazi e – cosa piuttosto insolita per l’Italia – c’era anche un piano ben preciso. Stiamo parlando dei tamponi. Ad agosto, il microbiologo Andrea Crisanti, una delle massime autorità italiane nel settore, aveva predisposto una timeline per portare i tamponi effettuati a 300mila al giorno, con tutte le modalità per far sì che il nostro Paese si potesse dotare di un sistema efficace di trattamento, anche più economico – nonostante i volumi – rispetto a quello che sta utilizzando in questo periodo. Invece oggi parliamo di tamponi nell’anarchia.

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Tamponi nell’anarchia, la denuncia di Agostino Miozzo

E a fare questa affermazione non è l’uomo della strada o il politico negazionista, ma il coordinatore del comitato tecnico-scientifico Agostino Miozzo. Insomma, colui che si trova al vertice della task force sanitaria che sta supportando il governo nelle sue decisioni sulla gestione della pandemia. Nel corso di un’intervista a Repubblica ha parlato esplicitamente di una situazione ingovernabile a proposito dei tamponi.

In questo momento, infatti, in Italia si effettua un numero quotidiano di test che oscilla – in media – sulle 130mila unità (ieri, con 160mila tamponi si è assistito a un record da questo punto di vista). Il problema è che i tamponi, spesso, sono di controllo e vengono effettuati per due/tre volte sulla stessa persona. Non si rischia, in questo modo, di perdere il contatto con l’epidemia, non in maniera dissimile da quanto accaduto nel mese di marzo?

Tamponi nell’anarchia, cosa sta succedendo

La risposta del coordinatore del comitato tecnico-scientifico è stata spiazzante:

«La verità è che sui tamponi vige l’anarchia – ha detto Miozzo -. Non c’è più un pediatra che ti visiti: vai con il test. I numeri sui tamponi non li controlla davvero nessuno».

La sua attenzione, inoltre, si è concentrata anche sul sistema dei trasporti delle grandi città, scagionando il comitato tecnico-scientifico. Quest’ultimo – come si evince dai verbali – avrebbe dato delle indicazioni precisissime relativamente alla mobilità e ai flussi dei lavoratori e degli studenti di scuole e università. Ma, secondo Miozzo, nessun Mobility Manager nelle grandi città ha pensato di adeguare il sistema di trasporti a questi flussi. Il risultato di oggi? Per diminuire la pressione sui mezzi pubblici, si invoca la chiusura delle scuole e lo smart working. Impostazione del problema, quindi, completamente capovolta. E, soprattutto, non risolutiva.