La Sanità Pubblica è stata tagliata negli anni? E da chi?

08/04/2020 di Daniele Tempera

Uno scontro che, qualche settimana fa, ha tenuto banco anche in TV. Parliamo del duello verbale tra Walter Ricciardi, membro dell’OMS e consulente del Governo, per la gestione della pandemia e il deputato di Italia Viva, Luigi Marattin. Il primo affermava che alla sanità pubblica fossero stati sottratti, negli ultimi anni, 37 miliardi di euro, il secondo negava fermamente questa evidenza. Chi aveva ragione? Andiamo per ordine.

Il fabbisogno sanitario nazionale è finanziato prevalentemente dalle entrate delle singole aziende ospedaliere, dalle tasse regionali e, in larga parte, dallo Stato attraverso l’Iva e il Fondo Sanitario Nazionale, importi stabiliti ogni anno in occasione della legge di bilancio. Se alle Regioni spetta il compito di organizzare e gestire la sanità pubblica a livello locale, spetta allo stato garantire per tutti i livelli essenziali di assistenza (LEA) su scala nazionale. Una dinamica su cui influisce largamente lo stanziamento statale programmato di anno in anno, e che, da almeno 10 anni, fa registrare aumenti timidi. Ma parlare di “aumenti” è, in fondo, inappropriato.

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Certo, se confrontiamo i dati con il 2000, è innegabile vedere un balzo da 64.2 miliardi di euro a 114, me è anche impossibile non notare che la curva negli ultimi 10 anni cresce di pochissimo e qualche volta, come nel corso del 2013 (Governo Monti) e 2015 (Governo Renzi) addirittura si inverte. Complessivamente dal 2009 il finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale a carico dello Stato è aumentato di appena 10 miliardi. Un aumento che, tenendo, conto del tasso di inflazione media è semplicemente illusorio.

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Confrontando le variazioni annuali del finanziamento statale al Sistema Sanitario Nazionale con il tasso di inflazione media italiana per ciascun anno si scopre che le risorse non aumentano affatto, in quanto gli incrementi sono spesso inferiori all’aumento medio dei prezzi al consumo. È corretto quindi parlare di definanziamento decennale.

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Ma la Fondazione Gimbe ha calcolato anche che alla sanità pubblica sono stati “sottratti”, in questo periodo, ben 37 miliardi di euro. Una cifra considerevole che deriva dai ridimensionamento degli aumenti di spesa sanitaria decisi negli anni precedenti. Nel periodo compreso tra 2010 e 2015 la sanità pubblica avrebbe subito circa 25 miliardi di mancati finanziamenti, soprattutto durante il Governo Monti. Nel periodo compreso tra 2015 e 2019 i “tagli” ammonterebbero invece a 12 miliardi. E mentre si toglievano risorse al Sistema Sanitario Nazionale il volto demografico del Paese cambiava per in modo sostanziale.

 

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Gli ultrasessantacinquenni rappresentano nel 2002 il 18.6% della popolazione, oggi sono quasi un quarto degli italiani. L’alta longevità della popolazione e la scarsa natalità rendono l’Italia il Paese più vecchio del mondo dopo il Giappone, una peculiarità carica di conseguenze per il Servizio Sanitario Nazionale. «Gli anziani sono polipatologici» spiega il dottor Palermo «per questo una maggiore popolazione anziana determina un netto assorbimento di risorse sanitarie e una necessità di finanziamento molto maggiore ». Il trend di questi anni va invece in direzione contraria e gli effetti non sono tardati ad arrivare in termini di risorse e di prestazioni.

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