Di Maio si augura 30 anni di galera per gli stupratori di Viterbo, ma per la legge saranno al massimo 12

di Enzo Boldi | 29/04/2019

Stupro di Viterbo, Luigi Di Maio
  • Alla notizia di cronaca dello stupro di Viterbo si sono susseguite diverse reazioni politiche

  • Di Maio chiede 30 anni di carcere senza conoscere la pena massima prevista dalla legge

  • Matteo Salvini parla di castrazione chimica tornando a fare campagna elettorale su una violenza. E il Pd...

Chi grida più forte la propria indignazione vince. Anche se quel che viene detto non ha nulla a che fare con la realtà e, spesso e volentieri, vive al di fuori del quadro legislativo italiano. Protagonisti della gara a chi urla di più sono i vari rappresentati politici che, di fronte al grave fatto di cronaca dello stupro di Viterbo – che ha portato all’arresto di un consigliere di Vallerano legato a CasaPound e di un altro giovane militante delle tartarughe – si sono lanciati in elucubrazioni alquanto fantasiose.

Partiamo dalla prima, quella del leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio. «La mia vicinanza e tutto il sostegno possibile alla donna e alla sua famiglia. I balordi che hanno violentata questa ragazza – ha assicurato il ministro pentastellato – la pagheranno cara. Se quanto riporta la stampa in queste ore corrisponde al vero, mi auguro si facciano 30 anni di galera». Parole ferme, dure e al vetriolo. Peccato che per la legge italiana il reato di violenza sessuale prevede una pena massima che va dai 10 ai 14 anni, in base alle aggravanti contestate in caso di dibattimento durante il processo, come sottolineato anche dal giornalista Alessandro Trocino sulla sua pagina Facebook e ricondiviso anche da Christian Raimo, assessore alla Cultura del III Municipio a Roma,

Lo stupro di Viterbo e le reazioni fuori luogo della politica

Viene anche fatto notare come Matteo Salvini abbia utilizzato questa occasione per rilanciare un qualcosa che ancora non esiste, se non su carta di proposte del Carroccio che non sono mai arrivate al voto di Camera e Senato. Si tratta della cosiddetta castrazione chimica – che in realtà non è quel che si pensa e non può chiamarsi così, nonostante il leader della Lega si ostini a darle questa definizione -, annunciata come la panacea di tutti i mali in casi di cronaca come lo stupro di Viterbo. Inoltre, come il caso Siri insegna, Salvini ha deciso di non mantenere una posizione garantista sulla questione, annunciando già grandi provvedimenti, prima che un processo confermi le accuse per i due militanti arrestati.

Da Salvini a Di Maio, fino al Pd

E poi c’è il Pd che ha deciso di utilizzare questo fatto di cronaca per chiedere lo scioglimento di CasaPound, come se la violenza sessuale e l’adesione al partito di estrema destra fossero due fatti collegati da un unico filo. La realtà è che l’apologia di fascismo portata avanti da CasaPound negli anni, fin dai suoi primi gemiti, è un tema molto delicato e non può essere affrontato parlando di un fatto di cronaca che ha come unica vittima una donna di 36 anni, brutalmente violentata da due uomini che, prima di essere militanti, sono – per l’appunto – uomini.

(foto di copertina: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)