Lo studio che spiega perché nella Pianura Padana il tasso di mortalità per coronavirus sale al 15%

09/04/2020 di Ilaria Roncone

Lo studio della correlazione che può esserci tra un maggiore tasso di inquinamento e l’incidenza del coronavirus rivela che, sul lungo periodo, anche un piccolo aumento nei livelli medi di polveri sottili può far crescere la letalità del coronavirus al 15%. Lo studio dell’Università di Harvard è stato condotto dall’italiana Francesca Dominici e spiega perché la mortalità del coronavirus aumenta dove c’è maggiore concentrazione di polveri sottili nell’atmosfera.

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Un leggero aumento delle polveri sottili incide massicciamente sulla mortalità

Come spiegato dalla ricercatrice al Corriere della Sera, una delle massime autorità nel campo, «sul lungo periodo basta una differenza di un microgrammo nella media di pm 2,5, il particolato ultrasottile, per aumentare il tasso di mortalità del nuovo coronavirus del 15%». Quelle che comunemente chiamiamo polveri sottili vengono prodotte da riscaldamenti, scarichi industriali, auto e non solo; si tratta di micro particelle inquinanti e cancerogene che trovano la via per arrivare agli alveoli polmonari e nel sangue. L’organismo danneggiato diventa così più soggetto a sviluppare sintomi da Covid-19 pesanti. Lo studio di Harvard è basato sulla biostatistica, una metodologia di ricerca che poggia su solide basi numeriche analizzando enormi quantità di dati.

Perché la Pianura Padana è stata maggiormente colpita

Il metodo si basa sulla raccolta dati dal 2000 al 2016 in tremila contee americane in cui si concentra il 98% della popolazione USA. Questa enorme mole di informazioni è stata confrontata con quelle relative ai decessi per Covid-19 fino al 4 aprile. Ricalibrandoli rispetto ad altri elementi che avrebbero potuto alterare il risultato (come ad esempio la densità di popolazione o la percentuale di fumatori) i ricercatori hanno trovato un’associazione tra inquinamento e pericolosità del virus. La conclusione è che «una persona che vive per decenni in un luogo dove ci sono livelli alti di particolato ha una maggiore probabilità di sviluppare sintomi gravi». Un risultato che sicuramente non sorprende chi studia gli effetti delle polveri sottili, ha sottolineato la ricercatrice: «Sappiamo già che l’esposizione di lungo periodo al microparticolato causa infiammazioni ai polmoni e problemi cardiocircolatori. E sappiamo che le persone con problemi al sistema respiratorio e cardiocircolatorio contagiate da Covid-19 hanno un tasso di letalità più alto». Il nesso con l’alta mortalità in Lombardia, quindi, diventa più chiaro considerato che «la Pianura Padana è una delle zone più inquinate d’Europa».

L’utilità dello studio per la risposta sanitaria all’epidemia

Lo studio può essere utile per coloro che devono organizzare la risposta della sanità all’epidemia considerato quanto sottolinea Dominici: «Le zone più inquinate vedranno un numero maggiore di malati gravi, una volta che si diffonde il contagio. Quindi che lì le contromisure come il distanziamento fisico sono ancora più importanti. Ma anche che bisogna preparare le strutture mediche perché le persone infette svilupperanno sintomi più pesanti rispetto a quelle che hanno sempre respirato aria pulita». I dati sono stati resi pubblici perché tutti i ricercatori del mondo possano consultarli e migliorare la ricerca.

(Immagine copertina da Pixabay)

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