Il senatore Salvini non legge la Gazzetta Ufficiale

di Enzo Boldi | 25/03/2020

Stato di emergenza
  • Perché il leader della Lega sostiene che lo stato di emergenza sia stato tenuto nascosto?

  • Era in Gazzetta ufficiale dal 31 gennaio

  • La Repubblica e il Corriere hanno titolato in prima pagina il 1° febbraio

Un parlamentare della Repubblica Italiana dovrebbe leggere quotidianamente quel che viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la Bibbia dei provvedimenti siglati dal governo e dal Parlamento stesso. Per questo motivo stona la polemica avviata da Matteo Salvini sullo stato di emergenza dichiarato dall’Italia lo scorso 31 gennaio. Il documento, infatti, è comparso in Gazzetta Ufficiale il giorno dopo (il 1° febbraio) ed era consultabile non solo da senatori e deputati, ma da ogni singolo cittadino italiano. Ne hanno parlato anche i principali quotidiani italiani. Quindi dire che non è stato dato risalto a questa notizia è pura propaganda.

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Il tutto è partito – dopo giorni in cui sui social si è parlato di complotti vari e di governo che era a conoscenza del virus da mesi – da un tweet pubblicato dallo stesso Matteo Salvini nella giornata di martedì, in cui ha riportato il parere di Guido Magnisi, noto penalista di Bologna.

Lo Stato di emergenza al tempo di Salvini

Il tweet di Salvini sullo stato di emergenza dichiarato dal governo in data 31 gennaio è un clamoroso autogol. Il leader della Lega, infatti, certifica che nulla è rimasto nascosto e sottaciuto dato che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale proprio a ridosso della decisione (presa dopo l’annuncio dell’OMS sulla grave situazione a livello mondiale), come da prassi Costituzionale. A smentire questa accusa di ‘silenzio’ ci sono anche le prime pagine del 1° febbraio dei due principali quotidiani italiani.

 

I media ne hanno parlato

Il Corriere della Sera ha parlato dello Stato di emergenza con un titolo a nove colonne. La Repubblica, invece, ha parlato di scudo contro il virus spiegando nel sommario la decisione presa dal governo e pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Insomma, era una cosa nota a tutti, così come la scadenza del 31 luglio (i sei mesi sono da prassi quando si prende una misura così imponente). Bastava aprire la Bibbia del parlamentare per saperlo e, qualora si fosse stati contrari, si poteva dichiaralo il giorno seguente.

(foto di copertina: da Cartabianca, Rai 3 + Tweet di Matteo Salvini)