Negli Stati Uniti un ex dipendente Amazon sta provando a creare un altro sindacato

La storia di Christian Smalls che prova a riunire 5mila dipendenti in un cartello dedicato

04/06/2021 di Gianmichele Laino

Diritto del lavoro e magazzini Amazon. Si tratta di una delle più grandi sfide del nostro tempo, con accuse reciproche e tentativi di mostrare che, in realtà, tra gli scaffali di uno dei più grandi colossi del web vada tutto bene. A nulla sono servite le proteste di tanti lavoratori che hanno denunciato condizioni al limite, addirittura di ritmi così frenetici da non permettere alle persone di poter andare in bagno. A nulla sono serviti i primi scioperi realizzati a marzo del 2021. Amazon ha sempre fatto buon viso a cattivo gioco, proponendo anche soluzioni decisamente “creative” al problema, come l’introduzione – su cui c’è stata poi una clamorosa retromarcia – delle Zen Rooms dalla superficie pari a quella di un bagno chimico.

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Sindacati Amazon, il nuovo tentativo

Nel mese di aprile, ad esempio, negli Stati Uniti era partita una iniziativa da parte di una sigla sindacale che opera nel settore della grande distribuzione. Rwdsu, infatti, aveva provato a indire una sorta di sondaggio tra i dipendenti di un sito Amazon in Alabama per ufficializzare una loro adesione sindacale. Il tentativo non era andato in porto e qualcuno aveva addirittura parlato di pressioni dell’azienda affinché il sondaggio fallisse.

Oggi, però, a riprovarci è un ex dipendente di Amazon che ha deciso di fare della lotta al grande gigante della distribuzione via web un vero e proprio mantra. Christian Smalls ha fondato il sindacato Amazon Labour Union, contando sull’adesione – secondo le sue previsioni – di circa 5mila potenziali lavoratori nel distretto di Staten Island. Non, dunque, una sigla sindacale generica che prova a inglobare i lavoratori Amazon, ma un gruppo specifico che possa puntare a focalizzare esattamente i problemi della grande comunità di dipendenti del colosso del web. Un sindacato che conosca benissimo le specificità dei lavoratori di Amazon e non che cerchi di applicare schemi generali al caso in specie.

Il tentativo, in realtà, appare essere piuttosto timido, dal momento che lo sforzo di Christian Smalls – che punta su canali di adesione come Change.org – non sembra strutturato e organizzato a partire da una base molto solida. E non è detto, dunque, che la sua battaglia andrà a buon fine. Sicuramente, però, la sua storia è degna di rilevanza: è stato licenziato a marzo del 2020 perché aveva guidato uno sciopero contro le norme di sicurezza anti Covid – ritenute troppo blande e senza tutele per i lavoratori – messe in campo da Amazon. Il paradosso è stato che Smalls fu licenziato per non aver rispettato il distanziamento sociale. Ora, il sentimento di rivincita lo porta a provare la strada della sindacalizzazione. Al momento, è riuscito a raccogliere 4.500 dollari. Ma, almeno, adesso in tanti vedono l’elefante nella stanza.

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