Dopo gli insulti e lo striscione di Forza Nuova, hanno dato la scorta a Liliana Segre

di Gianmichele Laino | 07/11/2019

scorta Liliana Segre
  • Per Liliana Segre è stata decisa la scorta

  • Si è resa necessaria dopo le continue minacce online e dopo lo striscione di Forza Nuova

  • Una sconfitta per un Paese democratico

Solo in Italia. Un caso davvero unico, la scorta Liliana Segre. La senatrice a vita, sopravvissuta ai campi di concentramento di Auschwitz, è tutelata dalla protezione dei carabinieri di Milano, dopo la decisione del comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico guidato dal prefetto Renato Saccone. Una scelta inevitabile, che ha tenuto conto sia dei tanti insulti che la senatrice di 89 anni ha ricevuto online, sia del caso di cronaca più recente: uno striscione di Forza Nuova che l’attaccava, sistemato di fronte a un edificio nel Municipio VI in cui sarebbe intervenuta in un incontro sull’olocausto, alla presenza delle autorità cittadine e di don Gino Rigoldi.

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Scorta Liliana Segre, perché si è arrivati a questa decisione

Solo in Italia, perché decidere la scorta per proteggere una persona che ha alle spalle la storia di Liliana Segre è davvero una sconfitta per l’umanità. C’è davvero così tanto odio in questo nostro presente, che ci porta a essere aggressivi con chi ha già avuto in abbondanza la sua dose di odio in passato? Evidentemente sì. E ciò giustifica il provvedimento: da oggi, in tutti i suoi spostamenti e in tutti gli eventi pubblici a cui parteciperà, Liliana Segre sarà seguita da una scorta.

Scorta Liliana Segre, la sconfitta dell’Italia

La scorta Liliana Segre è un provvedimento che si è reso inevitabile dopo che, dal 2018, era partita l’escalation di minacce sui social network. La sua nomina a senatrice a vita come spartiacque tra il prima e il dopo. Tuttavia, dopo i recenti avvenimenti, è stata il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ad accelerare le procedure per garantire la speciale protezione a Liliana Segre.

Ora, i carabinieri garantiranno per la sicurezza della superstite di Auschwitz. Ma l’Italia, che pensa di essere un Paese democratico, ha bisogno di una riflessione molto profonda sul perché si è arrivati a tutto questo.

FOTO: ANSA / MATTEO BAZZI