Vaccino AstraZeneca, scontro tra Ue e Usa sulla ripresa dei test

L'agenzia del farmaco europea vorrebbe far ripartire i test del vaccino sviluppato dall'azienda con l'Università di Oxford, mentre quella americana frena

01/10/2020 di Redazione

Scontro sul vaccino

È scontro sul vaccino contro il Covid sviluppato da AstraZeneca e dall’Università di Oxford. Se infatti l’agenzia del farmaco europea Ema sembra spingere per riprendere l’esame del farmaco, la cui sperimentazione è stata sospesa lo scorso 6 settembre dopo che uno dei volontari aveva sviluppato una grave malattia neurologica, l’agenzia americana Fda ha invece chiesto ulteriori approfondimenti.

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Scontro sul vaccino anti Covid tra Unione europea e Stati Uniti

Alla base del cosiddetto scontro sul vaccino di AstraZeneca c’è la scelta della Food and Drug Administration americana di ampliare le indagini sul raro disturbo infiammatorio spinale sviluppato dal volontario durante il test del vaccino ed esaminare i dati delle sperimentazioni precedenti di vaccini simili sviluppati dagli stessi scienziati. Un’indagine che potrebbe rallentare ulteriormente lo sviluppo del vaccino progettato  dai ricercatori dell’Università di Oxford, che era ormai in una fase avanzata, e che arriva nonostante l’amministrazione Trump abbia promesso 1,2 miliardi di dollari per sostenere lo sviluppo del vaccino e garantire 300 milioni di dosi per gli Stati Uniti.

Lo scontro sul vaccino dopo l’idea della Ue di far ripartire la sperimentazione

Se infatti la Fda ha deciso di prendersi ulteriore tempo per valutare le sperimentazione di AstraZeneca e dell’Università di Oxford, la European Medicines Agency sta per avviare l’esame del vaccino, accelerando il processo di ripartenza dopo che le autorità britanniche avevano ripreso l’esame del vaccino meno di una settimana dopo la sua interruzione insieme a Sudafrica, Brasile e India. A tal proposito il direttore della sezione vaccini dell’Ema, Marco Cavaleri, aveva dichiarato che il via libera alla ripresa dei test sarebbe arrivato dopo l’estate e che la prima approvazione di un vaccino poteva arrivare entro fine anno.  Una procedura accelerata legata all’emergenza creata dalla pandemia visto che in condizioni normali servono molti mesi perché le autorità esaminino i farmaci sottoposti dalle case produttrici.

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