Salvini sfida magistrati, pronta la lista con i giudici che bocciano le ordinanze del Viminale

di Daniele Tempera | 05/06/2019

Matteo Salvini e l'obiquità: tutto grazie alle "Ferrari del Cielo" in dotazione del Ministero
  • Con una nota il Viminale annuncia accertamenti contro i magistrati che hanno emesso sentenze contrarie alle indicazioni del Governo

  • E Salvini torna ad attaccare Bruxelles per perorare, ancora una volta, la causa della Flat Tax

  • Così il titolare del Viminale parla già da Premier e il tono non è certo rassicurante

Mentre non si spengono le polemiche per l’annunciata procedura d’infrazione della UE ai danni dell’Italia, Matteo Salvini, impegnato nell’ennesimo comizio elettorale per i ballotaggi di Domenica a Foligno, entra a gamba tesa nel dibattito lanciando una sfida aperta alle autorità di Bruxelles: «Ci dicono che abbiamo sbagliato ad approvare quota 100 ma siamo solo all’inizio. L’obiettivo è quota 41: andare in pensione dopo 41 anni di fabbrica, di negozi, di ospedali, mi sembra il minimo».

Il tono usato è del resto quello del paternalismo:  «Se mio figlio ha fame e mi chiede di dargli da mangiare e Bruxelles mi dice ‘No Matteo, le regole europee ti impongono di non dare da mangiare a tuo figlio’, secondo voi io rispetto le regole di Bruxelles o gli do da mangiare? Secondo me viene prima mio figlio, i miei figli sono 60 milioni di italiani» e della  sfida aperta alle autorità di Bruxelles «Se una medicina dopo 15 anni si rivela sbagliata ho diritto a prendere un’altra medicina».


Nessun accenno ovviamente che l’austerità venga sfidata non per effettuare investimenti, ma per un taglio di tasse che privilegerà ulteriormente le categorie più abbienti, esasperando potenzialmente la polarizzazione sociale che caratterizza il Belpaese.

Ma nel corso del comizio Salvini è andato anche all’attacco dei magistrati e i toni non sono certo concilianti.

Il durissimo attacco del ministro dell’Interno contro la magistratura

Il vicepremier  ha evocato la possibilità di essere inquisito nuovamente per la sua gestione dei migranti, come già avvenuto per il caso Diciotti «Vedrete che adesso usciranno altre indagini su di me per uno sbarco che ho impedito, ma io continuerò a impedire gli sbarchi».

E l’ennesimo proclamo non è nulla rispetto alla nota diffusa in giornata dal Viminale, dalla quale si apprende che Salvini è pronto allo scontro frontale contro le toghe che non si conformano ai provvedimenti del Viminale. Il ministero dell’Interno, infatti, impugnerà la sentenza del Tar di Firenze che ha annullato le zone rosse «ed è pronto a riformulare l’ordinanza per allontanare da alcune aree cittadine balordi e sbandati».

Non solo, presenterà  ricorso anche contro le sentenze dei tribunali di Bologna e Firenze sui casi legati all’iscrizione all’anagrafe di alcuni cittadini stranieri. Il Viminale, infatti, intende rivolgersi all’avvocatura dello Stato per valutare se i magistrati che hanno emesso le sentenze avrebbero dovuto astenersi, lasciando il fascicolo ad altri, per l’assunzione di posizioni in contrasto con le politiche del governo in materia di sicurezza, accoglienza e difesa dei confini. Un giudizio basato su idee espresse pubblicamente o attraverso rapporti di collaborazione o vicinanza con riviste o associazioni sensibili al tema degli stranieri.

E per gli effetti di queste dichiarazioni non si dovrà aspettare a lungo:  dal Viminale profilano già una sorta di ‘dossier’ contro il giudice Breggia, relatrice della sentenza che ha escluso il ministero dal giudizio sull’iscrizione anagrafica di un immigrato. Alla giudice vengono contestate, ad esempio, partecipazioni a presentazioni di libri, collaborazioni a riviste e anche la vicinanza a esponenti di ONG nel corso di manifestazioni pubbliche. Una sorta di vera e propria schedatura che potrebbe creare un precedente molto grave.

E arriva sul tema, l’indignata risposta di Carmelo Miceli (PD), componente della commissione Giustizia della Camera: «L’ordine dato dal ministro Salvini di schedare i magistrati che hanno bocciato la sua ordinanza sulle zone rosse e’ gravissimo. Le strutture del ministero dell’Interno si ribellino, non possono accettare in silenzio una deriva del genere delle istituzioni. Il Viminale non è la guardia personale di Salvini».

Quello che certo è che Salvini sembra già parlare da Presidente del Consiglio e lo scontro dell’esecutivo con il potere giudiziario e le istituzioni europee non sembra davvero prefigurare nulla di buono.