Possiamo anche salvare il Natale (come abbiamo fatto con l’estate), è tutto il resto che ci frega

Le parole del ministro Di Maio, del presidente Conte e il respiro del nuovo dpcm

26/10/2020 di Gianmichele Laino

salvare il Natale

Missione del primo lockdown: evitare il contagio. Missione del secondo semi-lockdown: abbassare la curva e salvare il Natale. Quella di risparmiare le vacanze degli italiani da eventuali restrizioni era stata la tendenza anche delle prime misure anti-coronavirus che, non a caso, hanno permesso a inizio giugno di allentare la morsa sulle restrizioni, concedendo alcuni mesi di relativa tranquillità (giugno, luglio e la prima parte del mese di agosto). Durante questo periodo di tempo, ogni regola sembrava saltare, si tornava a ballare nelle discoteche, a riunirsi con amici e parenti, ad abbassare la guardia al ristorante o negli altri esercizi pubblici. Il risultato – neanche a dirlo – oggi è sotto gli occhi di tutti.

LEGGI ANCHE > Come il dpcm cambierà anche il modo di fare shopping (non soltanto dalle 18)

Salvare il Natale, la missione del governo Conte in questo semi-lockdown

La prospettiva data dagli esponenti dell’esecutivo (Luigi Di Maio, ad esempio, ma anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella conferenza stampa delle 13.30 del 25 ottobre) è quella di adottare delle misure più stringenti adesso per salvare il Natale. Lo riportava, a tutta pagina, anche un titolo del Fatto Quotidiano sempre nella giornata del 25 ottobre. La missione, quindi, è quella di fare i folletti, evitare di comportarsi da Grinch e restituire ai cittadini la magia della natività. E il conseguente consumismo che da essa deriva.

Salvare il Natale, ma chi salverà tutto il resto?

Non è un’impresa impossibile, anche perché abbiamo dimostrato di essere bravi a salvare le vacanze già una volta, come abbiamo già detto a proposito della prima ondata. Ma è tutto il resto che ci frega. Una volta salvato il Natale, infatti, riusciremo a garantire un sistema sanitario che non subisca le pressioni ogni qual volta si configuri un’emergenza come quella del coronavirus? E riusciremo a recuperare la cultura, messa a dura prova dal primo lockdown della primavera e messa in ginocchio letteralmente dalla chiusura di cinema e teatri? Riusciremo a garantire un sistema di mobilità nel nostro Paese che possa essere equo, non vetusto, non cadente, non costretto a ricorrere a soluzioni raffazzonate (l’immagine degli autobus pieni con le persone schiacciate una addosso all’altra erano bruttissime anche prima della diffusione di un contagio)? Riusciremo a garantire il giusto equilibrio tecnologico alla didattica senza buttare in mare aperto centinaia di docenti che non sono ancora formati per quella che viene definita didattica a distanza e che, invece, è soltanto una lezione in videoconferenza (quando ci va bene)?

Perché ‘salvare il Natale’ può essere un ottimo spot per la Coca-Cola o per gli oratori italiani. Ma non può essere la missione che ci stiamo davvero dando in questo momento. Una volta salvato il Natale – e siamo molto ottimisti che questo succederà -, chi salverà tutto il resto?

Share this article