Quella legge pronta contro il deepnude che non è stata mai approvata

La prima firmataria era stata Sabrina De Carlo, l'ex esponente del M5S (che nel 2023 ha supportato la candidatura di Fedriga a presidente del Friuli-Venezia Giulia) che ci dice: "A volte, più che intelligenza artificiale, certi comportamenti sembrano dettati da stupidità artificiale"

18/04/2023 di Gianmichele Laino

Sarebbe bastato aggiungere un articolo al codice penale, tra l’altro nell’ambito di una fattispecie di reato piuttosto affine. Stiamo parlando del famoso articolo 612-quater, che avrebbe previsto una multa da 6mila a 16mila e la reclusione da due a sette anni per chi «invia, cede, pubblica o diffonde immagini manipolate di nudo appartenenti a persone fisiche riconoscibili, attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici e di applicazioni, allo scopo di trarre in inganno l’osservatore. La pena è aumentata nel caso in cui il fatto è commesso da un parente e la persona offesa ha sei mesi di tempo per presentare querela». Sarebbe stata una legge contro il deepnude, depositata alla Camera già nel 2021 e mai andata in porto. Sarebbe stato il gancio tra la diffusione illecita di immagini e l’avanzamento delle tecnologie e del digitale. Sabrina De Carlo, ex parlamentare del M5S e recentemente candidata in Friuli-Venezia Giulia a supporto dell’attuale governatore Massimiliano Fedriga, era stata la prima firmataria della proposta.

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L’ex deputata Sabrina De Carlo ci spiega perché non è andata in porto la legge contro il deepnude

«Il problema principale è stato di livello istituzionale. Il parlamento, di fatto, è stato svuotato di ogni sua funzione. Lo abbiamo notato nella scorsa legislatura, quando siamo andati avanti a decretazione d’urgenza – spiega Sabrina De Carlo -: Su circa 5500 proposte di legge di iniziativa parlamentare, soltanto l’1,1% ha visto la luce. Sul totale delle leggi approvate, l’80% arriva dall’iniziativa del governo. La mia proposta di legge sul deepnude, quantomeno, ha visto l’incardinamento all’interno della commissione competente: era già iniziato l’iter ed eravamo arrivati alla discussione in commissione, con l’audizione degli esperti di quell’ambito».

Sarebbe stato sufficiente, a quel punto, soltanto limare la legge e assecondare le diverse sensibilità che intorno a questa si andavano formando. Partendo, tra l’altro, da un presupposto non scontato: che tutte le parti politiche, cioè, avevano avvertito l’esigenza di una legge di questo tipo. «Se non fosse caduto il governo – continua De Carlo – saremmo arrivati a conclusione dell’iter. Ma, al di là di questo, ci trovavamo in un contesto in cui gran parte del tempo era destinato ad affrontare decreti d’urgenza, con l’obbligo della conversione in legge nel giro di 60 giorni. Poi, eravamo nel bel mezzo dei lavori per il PNRR, con diversi obiettivi da raggiungere. Insomma, c’era sempre qualcosa di prioritario rispetto alle proposte di legge d’iniziativa parlamentare».

Il nuovo tentativo di proposta di legge

Tuttavia, anche da esterna al parlamento, Sabrina De Carlo è convinta che questa battaglia si possa portare a termine. Finito il periodo elettorale legato alle regionali in Friuli-Venezia Giulia, sembrano esserci margini per riproporre la proposta di legge sui deepnude: «Al momento della formazione del nuovo parlamento, avevo già preso contatto con i miei ex colleghi per riuscire a ripresentare nuovamente la proposta di legge – ci spiega De Carlo -. Dunque, gli strumenti ci sono e bisogna solo lavorare sulla volontà». Tutto questo, ovviamente, prendendo in considerazione anche il fatto che l’intelligenza artificiale sta consumando le tappe della sua evoluzione e che, quindi, sembra correre sempre un passo più avanti rispetto ai faticosi iter burocratici delle istituzioni italiane ed europee. Proprio per questo, quindi, la proposta di legge verrà ripresentata, stando alle indicazioni ricevute, nel prossimo mese o, al massimo, nei prossimi due mesi.

Anche perché, nel frattempo, i casi di cronaca corrono veloce. Talvolta senza che la giustizia possa essere in grado di rispondere alle istanze di chi è vittima di diffusione di materiale deepnude. «È evidente che l’assenza di una legge possa pesare sull’individuazione di un potenziale reato – conclude Sabrina De Carlo -. Vorremmo dar voce il prima possibile a questi problemi. Si parla tanto di intelligenza artificiale, ma certi comportamenti mi fanno pensare che ci si trovi di fronte a stupidità artificiale. Ci sono tanti tipi di violenza, ma quella psicologica che deriva da comportamenti di questo tipo lascia ferite ancora più profonde rispetto a quella fisica. Il primo passo è quello di rompere il silenzio, anche grazie all’aiuto di realtà virtuose del territorio: purtroppo sempre più giovani commettono azioni di questo tipo sottovalutandone le implicazioni e trattando il problema come se fosse una cosa naturale. Siamo in presenza di un limite culturale e anche le scuole, da questo punto di vista, potrebbero aiutare».

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