Rinaldi dice che Draghi non potrebbe cambiare le regole europee perché è un tecnico e non un politico

L'intervento dell'eurodeputato leghista ad Agorà

19/08/2020 di Gianmichele Laino

Rinaldi contro Draghi

Il discorso sembra sottintendere che Mario Draghi, essendo stato parte dell’establishment europeo, non potrebbe mutare quello stesso establishment. L’eurodeputato della Lega Antonio Maria Rinaldi, ospite nello studio di Agorà, ha affrontato gli argomenti messi in fila dal discorso dell’ex governatore della Banca Centrale Europea. Secondo il leghista, Mario Draghi non sarebbe l’uomo giusto per modificare i regolamenti dell’Unione Europea.

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Rinaldi contro Draghi sulle regole europee che non vanno bene

«Draghi – ha affermato Rinaldi – ha detto che non vanno bene le regole europee, ma non ha detto come cambiarle. Ma per cambiarle ci vuole un politico e Draghi è un tecnico, non un politico». L’esperienza accumulata da Mario Draghi e il suo spessore carismatico a cui guardano con ammirazione tutti i leader europei (a partire da Angela Merkel) non sarebbe dunque condizione sufficiente per poter attuare un piano sistematico di regole europee per gli interventi sui debiti dei vari stati. 

Una visione che si scontra con la stima e con l’apprezzamento di cui nutre Draghi, non solo tra i politici italiani (in maniera trasversale: ricordiamo che Matteo Salvini si fece sfuggire un Why not? alla domanda sulla sua eventuale esperienza da presidente della Repubblica), ma anche in campo internazionale. Il fatto di non essere un politico, anzi, potrebbe paradossalmente essere un vantaggio, visto che le regole europee sono spesso additate come complesse, troppo tecniche e legate alla burocrazia di Bruxelles.

Strano, comunque, che a parlare di cambiamenti politici sulle regole dell’Europa sia un esponente della Lega. Vale appena la pena sottolineare che, nella scorsa legislatura europea, ogni volta che l’Unione si poneva delle domande sulle sue regole a partire da quelle sull’immigrazione, il Carroccio sfuggiva al dibattito sui tavoli deputati per modificare quelle leggi. Segno tangibile che, a volte, non basta essere un politico per poter cambiare le regole di Bruxelles.

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