La Lega salva il referendum sul taglio dei parlamentari: dopo aver votato sempre a favore, ora va in direzione opposta

di Redazione | 10/01/2020

taglio parlamentari
  • Il numero di 64 senatori necessari a promuovere il referendum sul taglio dei parlamentari era stato raggiunto

  • Poi, alcuni senatori di Forza Italia si sono ritirati

  • Ma la richiesta verrà presentata lo stesso, in virtù del soccorso della Lega

Avevano votato sempre a favore della proposta, in tutti e quattro i passaggi della procedura aggravata necessaria a modificare le leggi costituzionali. Ma adesso, i senatori della Lega sono arrivati in soccorso ai promotori del referendum contro il taglio dei parlamentari. Dopo il ritiro delle firme da parte di alcuni parlamentari di Forza Italia (di area vicina a Mara Carfagna) e di un senatore del Pd, oggi verranno presentate in Cassazione le firme necessarie per far celebrare il referendum.

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Referendum parlamentari, la Lega permette il raggiungimento delle firme necessarie

La quota di 64 senatori (un quinto dei rappresentanti di Palazzo Madama che, come da carta fondamentale, ha il diritto di richiedere un referendum) potrebbe essere ampiamente superata grazie anche al contributo sostanziale di alcuni senatori della Lega. Si andranno aggiungere ai supplenti di Forza Italia, con Silvio Berlusconi che avrebbe richiamato all’ordine i suoi e avrebbe chiesto a Roberta Toffanin, Dario Damiani e Adriano Galliani di subentrare alle firme ritirate dai carfagnani.

Ma, stando a fonti parlamentari, il numero di senatori sarà superiore ai 64 necessari. Addirittura, ci si avvicinerebbe al numero di 71 per evitare sorprese dell’ultima ora. E questo supporto fondamentale è arrivato proprio da quella Lega che aveva sempre votato per il taglio dei parlamentari (che, nella legge approvata dietro la spinta del M5S, dovrebbero diventare 400 alla Camera e 200 al Senato).

L’interesse della Lega nel referendum parlamentari

L’esito del referendum, visto anche lo scarso successo della raccolta firme dei radicali, sembra scontato. Ma la consultazione avrà comunque un costo che è quantificabile intorno ai 400 milioni di euro. Strano che chi si è battuto da sempre per eliminare i costi della vecchia politica, ora cambi opinione e permetta la celebrazione di un referendum che non trova particolare appeal tra gli elettori italiani. Ancor più strano è che la Lega, che ha fatto del taglio dei parlamentari una della cifra distintiva del suo governo con i pentastellati, faccia marcia indietro.

Ma del resto, la pubblica utilità sembra venire dopo il mero calcolo politico. Il fatto che il referendum possa celebrarsi in primavera, infatti, potrebbe portare a un’accelerata in una eventuale caduta del governo e per nuove elezioni. I parlamentari attuali potrebbero prediligere un ritorno alle urne con il vecchio sistema elettorale e con la vecchia formazione delle aule, per poter avere maggiori possibilità di essere rieletti. Il tutto nell’interesse della Lega, che spinge da tempo per un rapido ritorno alle urne che possa capitalizzare il consenso elettorale documentato dai sondaggi.