Il messaggio di Pro Vita alle vittime di stupro incinte: «Tuo figlio non ha nessuna colpa, con lui tornerai a splendere»

10/06/2020 di Ilaria Roncone

Giornata complicata, questa, per il diritto di autodeterminazione. Stamattina la Cei ha rilasciato un comunicato nel quale si esprime un’opinione che ha scatenato le proteste del web: la legge contro l’omotransfobia sarebbe liberticida della libertà di espressione e di opinione. Un’affermazione insensata, considerato che la legge in questione non intacca la libertà di pensiero, ma punisce comportamenti denigratori e violenti nei confronti della comunità LGBTQ. Si aggiunge a questo il post pubblicato da Pro Vita & Famiglia Onlus, che parla di stupro in chiave pietista nei riguardi del concepimento frutto di un abuso sessuale.

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Che colpa ha il bambino frutto di uno stupro?

L’opinione di Pro Vita è quella di chi tutela la persona che ancora non è diventata tale, quando si permette l’aborto, e che non ha il minimo rispetto della donna che subisce violenza, considerata alla stregua di un contenitore – portatrice del seme che dà la vita – e non come essere umano. Non importa se questo concepimento è frutto di violenza, non importa se distrugge la vita di una ragazza o donna che sia, non importa se mettere al mondo un figlio frutto di uno stupro potrebbe rovinare entrambe le vite coinvolte. Ciò che conta, in questa cieca visione, è solo l’idea di procreazione nella sua accezione sacra, nel suo essere – secondo l’opinione di Pro Vita – dono di Dio. Un’opinione che va a braccetto con una visione della donna quantomeno retrograda e tradizionalista che non dovrebbe più avere nessuna eco nel 2020. Dire che il bambino – che sarebbe corretto chiamare embrione – non ha colpa significa affermare che la madre ne ha e che quindi debba subire passivamente l’avvenimento senza potersi autodeterminare? In un post in cui si denuncia la cultura dello stupro parlare solo di barbarie da punire sempre più severamente è un po’ poco. Si mette al centro la vittima, invece, che viene giudicata implicitamente per aver subito violenza e per la scelta di abortire. Che, secondo Pro Vita, non dovrebbe nemmeno esserci.

Con tuo figlio «tornerai a splendere»

Il post veicola un messaggio agghiacciante. In parole povere: sei stata stuprata? Ci dispiace per te ma colui che è stato concepito non ha colpe e grazie a lui le tue ferite saranno sanate. Esprimere un giudizio su questa scelta è assolutamente fuori luogo – così come l’idea di privare ogni donna di decidere – e chi si permette di farlo è solamente perché, fortunato lui, probabilmente non ha mai dovuto avere a che fare con un’esperienza del genere o con chi l’ha vissuta, né con i segni che comporta. Non sarebbe forse più semplice smettere di voler determinare a tutti i costi la vita degli altri, lasciando ogni donna libera di scegliere in una situazione sfortunata come questa? Sempre considerato che la lotta alla cultura dello stupro deve essere sempre al primo posto, dall’ambito dell’educazione a quello delle pene.

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