La Cei non vuole la nuova legge contro l’omofobia: «Colpisce l’espressione di una legittima opinione»

10/06/2020 di Enzo Boldi

Legge contro omofobia

La Cei dice no. La Conferenza dei Vescovi italiani si schiera contro la nuova legge contro l’omofobia al vaglio della Commissione Giustizia della Camera dei deputati, definendolo un provvedimento inutile e che i dispositivi penali (e legislativi) già presenti nel nostro ordinamento giuridico sono più che sufficienti per contrastare un fenomeno che continua a rappresentare una triste piaga nel nostro Paese. La legge contro omofobia, secondo i Vescovi, è liberticida.

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La nota stampa – diffusa anche attraverso il sito ufficiale della Cei – sostiene che la proposta di legge avanzata dai deputati Alessandro Zan (Partito Democratico) e Ivan Scalfarotto (Italia Viva) non è utile perché in Italia ci sono già provvedimenti utili a contrastare l’omotransfobia: «Al riguardo, un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio».

La legge contro omofobia e il no della Cei

Secondo la Cei, dunque, nel nostro Paese non c’è alcun vuoto normativo attorno alla questione dell’omotransfobia e, per questo motivo, un ulteriore intervento urgente viene ritenuto non solo inutile, ma anche dannoso. Il motivo? Secondo i Vescovi italiani, il rischio più grande della legge Zan-Scalfarotto è quello di una deriva liberticida che va a colpire la libertà di pensiero ed espressione.

La «legittima libertà di opinione»

«Un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui (più che sanzionare la discriminazione) si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre Nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte – si legge nella nota diffusa oggi dalla Cei -. Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma (e non la duplicazione della stessa figura) significherebbe introdurre un reato di opinione. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso». La legge contro omofobia, però, non va a colpire questa libertà di pensiero, ma i comportamenti denigratori (e violenti) nei confronti dei soggetti che si macchiano di atti contro le comunità LGBT.

(foto di copertina: da comunicato della Conferenza episcopale italiana – Cei)

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