Tra marzo e aprile ci sono stati quasi 47mila morti in più rispetto agli anni precedenti

di Enzo Boldi | 21/05/2020

Morti in Italia tra marzo e aprile

Sono quasi 47mila i morti in più rispetto agli anni precedenti. A rilevarlo è uno studio statistico condotto dall’Inps che ha evidenziato come le cifre siano notevolmente aumentate nel corso dei mesi di marzo e aprile. Il tutto è stato messo a confronto con le previsioni che si basavano sui dati relativi agli ultimi cinque anni. Oltre la metà delle vittime è stata dichiarata deceduta con e per Coronavirus, lasciando scoperta quella porzione di quasi 18mila persone in più. Le morti in Italia tra marzo e aprile si sono concentrare soprattutto nel nord Italia.

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«Il periodo tra il 1° gennaio e il 28 febbraio registra 114.514 morti in Italia, ovvero 10.148 in meno rispetto ai 124.662 attesi mentre tra marzo e aprile si sono registrati 156.429 decessi, in aumento di 46.909 rispetto ai 109.520 attesi – si legge nell’Analisi della mortalità nel periodo di epidemia di Covid-19 condotto dall’Inps -. Il numero di morti dichiarate come Covid-19 nello stesso periodo è stato di 27.938».

Morti in Italia tra marzo e aprile, le statistiche dell’Inps

Il dato principale di questi dati sui morti in Italia tra marzo e aprile è quello dei decessi dichiarati come Covid-19. Delle 46.909 in più rispetto alle aspettative (basate su riferimenti statistici degli ultimi cinque anni), 27.938 sono stati ufficialmente dichiarati vittime della pandemia in corso. Restano fuori da questo computo, dunque, circa 18.971 persone che non sono state registrare con quella causa – o concausa – nei referti sanitari distribuiti dalle Regioni.

I decessi non ufficiali per Covid

«Tenuto conto che il numero di decessi è piuttosto stabile nel tempo, con le dovute cautele, possiamo attribuire una gran parte dei maggiori decessi avvenuti negli ultimi due mesi, rispetto a quelli della baseline riferita allo stesso periodo, all’epidemia in atto. La distribuzione territoriale dei decessi strettamente correlata alla propagazione dell’epidemia e la maggiore mortalità registrata degli uomini rispetto alle donne è coerente con l’ipotesi che la sovra-mortalità sia dovuta a un fattore esterno, in assenza del quale una eventuale crescita di decessi dovrebbe registrare delle dimensioni indipendenti sia dal territorio che dal sesso».

(foto di copertina: da studio Inps)