«Borghi ha copiato male la mia idea del 2012 sui mini-bot»

di Redazione | 11/06/2019

mini-bot
  • Si parla tanto di mini-bot: ma qualcuno li aveva teorizzati già nel 2012

  • Claudio Borghi avrebbe ripreso l'idea, ma con alcuni "errori"

  • L'intervista a Donato Vena

In ogni angolo delle pieghe della politica italiana si parla ormai di mini-bot. In seguito alla proposta di Claudio Borghi e alla mozione di indirizzo del parlamento italiano (è arrivato anche il voto favorevole di Pd e +Europa, poi definito un errore di valutazione), il dibattito sulla politica economica del nostro Paese ruota su questi mini titoli di Stato dal taglio di 50, 100 o 200 euro che sarebbero una sorta di anticamera rispetto all’uscita dall’euro. Per questo motivo, la proposta ha sollevato polemiche e perplessità, anche all’interno dello stesso governo, con il ministro dell’Economia Giovanni Tria fortemente sfavorevole all’ipotesi.

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L’idea di Donato Vena sui mini-bot

Claudio Borghi, tuttavia, parla dei mini-bot come di una propria creatura e continua a difenderli a spada tratta in tutte le sedi opportune. In televisione rivendica la propria posizione e mette il cappello sull’idea. Ma, a quanto pare, di mini-bot (o di qualcosa di molto simile) si stava parlando anche nel 2012. L’idea venne a Donato Vena, che pubblicò un libro intitolato La ricetta – come portare a zero lo spread. 

In quella pubblicazione sono state inserite anche due lettere indirizzate all’allora presidente del Consiglio Mario Monti, la cui segreteria in un primo momento aveva contattato lo stesso Vena per discutere verosimilmente delle sue idee, senza tuttavia dargli un riscontro successivamente. Donato Vena, ragioniere con un passato di impegno in politica e attualmente assistente presso il comando della Polizia Municipale di Modena, spiega a Giornalettismo la sua teoria sui mini-bot che lui chiamava mini-titoli di Stato.

Le differenze tra i mini-bot di Vena e quelli di Borghi

«Avevo previsto l’introduzione di questi mini titoli di Stato – ha detto Vana – che, a differenza di quelli di Borghi, prevedevano due cose in più: avevano una scadenza e avevano un tasso d’interesse dell’1%. Si tratta di due differenze fondamentali, perché possono essere considerate il limite entro il quale rendere i mini-bot regolari. Non aver previsto queste due ipotesi fa sì che oggi la sua idea, copiata parzialmente, sia attaccabile da un punto di vista normativo e finanziario».

Secondo le previsioni di Donato Vena, i mini titoli di Stato avrebbero dovuto avere un valore complessivo pari a un quarto del debito pubblico, 500 miliardi di euro e la loro scadenza sarebbe dovuta essere di cinque anni, a un tasso di interesse dell’1%. Questo valore avrebbe permesso, secondo Vena, di creare comunque debito pubblico, ma con un risparmio notevole rispetto a quello creato dai titoli di Stato tradizionali, che invece dipendono dal mercato internazionale e con un tasso di interesse che oscilla tra il 2,5 e il 4%. La differenza avrebbe rappresentato una sorta di tesoretto a disposizione delle casse dello Stato per realizzare opere pubbliche e investimenti.

«I mini-bot sono un’idea di sinistra»

«Quando ho scritto il mio libro – racconta Vena – ho anche mandato alcune copie in Grecia, sperando che potesse essere tradotto e sperando che potesse essere utilizzato dai politici del Paese che, in quel periodo, stavano attraversando una delle più grandi crisi in seno all’Unione Europea». Una soluzione che dunque poteva essere considerata globale e che, pertanto, poteva essere applicata anche in Italia.

«Io non la considero una proposta sovranista – ha chiuso Vena -, anzi: all’epoca dei fatti io ero un rappresentante di un partito di sinistra. Credo che la proposta lanciata dall’onorevole Claudio Borghi, pur avendo bisogno delle correzioni di cui ho parlato in precedenza, sia una proposta di sinistra».

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