Michela Murgia dice che Salvini non è credibile «con il muso unto di porchetta» e il web tira fuori l’articolo sulla ‘Matria’

La reazione dei social network e degli haters è tutta da studiare per capire che postaccio che è diventata la rete

di Gianmichele Laino | 26/09/2020

Michela Murgia

Sarà che delle offese sul web non se ne ha mai abbastanza. Sarà che, pur essendo all’ordine del giorno, per noi rappresentano sempre un fenomeno di cui stupirsi, perché viene evidenziata costantemente la miseria dell’essere umano. Fatto sta che quello che è successo a Michela Murgia ieri sera rappresenta un altro caso di come l’odio in rete possa essere declinato. La scrittrice, ospite del programma Otto e Mezzo di Lilli Gruber, ha usato un’espressione colorita – che rientra nell’esercizio della critica – per descrivere il risultato elettorale alle regionali di Matteo Salvini e, per questo motivo, ha dovuto subire uno shitstorm che va dall’ormai inflazionato bodyshaming, fino a un fenomeno diverso che adesso descriveremo.

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Perché Michela Murgia è stata attaccata dopo le sue dichiarazioni a Otto e Mezzo

Parlando di Matteo Salvini, Michela Murgia ha detto che non può essere considerato credibile con la felpa del moderato: «Ha costruito il suo consenso sui toni urlati. Però quando il gioco si è fatto duro, è venuto fuori il virus e le persone hanno iniziato a morire, allora i toni forti, come ci ha dimostrato il successo dei sindaci sceriffi, funzionano bene se sei percepito come una persona seria. Se in una mano hai un supplì e hai il muso unto di porchetta a una sagra, quella cosa non funziona».

Michela Murgia e il vecchio articolo sulla Matria, decontestualizzato

La frase di Michela Murgia è stata pesantemente contestata. Ma si è fatto anche di più. Già dalla mattinata – prima ancora cioè che la scrittrice andasse in puntata da Lilli Gruber – era iniziato a circolare sul web un vecchio articolo della Murgia, scritto per L’Espresso nel 2017. Nel testo si affermava che il patriottismo, unito al maschilismo, avesse fatto solo danni e che, pertanto, sarebbe stata necessaria una rilettura anche del concetto di patria, sdoganando quello di Matria. Un articolo che sollevò un ampio dibattito già tre anni fa. E che adesso serve come ulteriore elemento di contestazione.

La rete, questo archivio perenne che conserva tutto e che può attualizzare qualsiasi cosa in qualsiasi momento, si è scagliata contro la scrittrice utilizzando un suo stesso scritto, estrapolandone soltanto il suo elemento più clamoroso (la parola Matria, appunto), omettendo tutto il ragionamento che c’era dietro a quella presa di posizione. Non usando le parole per costruire un dibattito, ma semplicemente per scagliarle addosso – decontestualizzate – a una opinionista che aveva avuto il torto di evocare una delle strategie social preferite da Matteo Salvini: quella di mostrarsi con del cibo, nemmeno troppo ‘fotogenico’, in mano o nel piatto. Che brutto posto che è diventato, il web.